Elogio di Cristian Molinaro: ennesima leggerezza di Blanc e soci?


Il calcio in fondo è un delirio psicologico collettivo. Basta un tifoso, uno, che abbozza un fischio, ed ecco l'effetto domino di uno stadio che rumoreggia contro il primo errore di un onesto lavoratore del pallone. Basta un giornalista, uno, che insinua nelle orecchie dei lettori che quel giocatore è una "pippa", ed ecco che la dirigenza della Juve, dopo le prese di posizione difensive di rito, vaglia l'ipotesi di sbarazzarsene. E' andata così con Cristian Molinaro, ragazzo umile e faticatore instancabile, che nei due anni a Torino ha avuto ben pochi estimatori: qualche compagno, mister Claudio Ranieri e un centinaio di tifosi convinti. Il sottoscritto era ed è tra questi. Così ieri quando alla Mercedez-Benz Arena ha strabiliato con lo Stoccarda l'Europa intera con una partita a dir poco perfetta, la rivincita di questo giovanotto cilentano è stata completa.

"Volevo solo avere le stesse chance di Grosso di giocare, ma così non è stato perché lui doveva giocare sempre anche se in allenamento facevo meglio" aveva detto pochi giorni fa a un quotidiano tedesco. Poco male, la Bundesliga si è accorta di lui e ora Christian Gross, allenatore degli Schwaben, non riesce a privarsene. A discapito del povero Arthur Boka: terzino di fama internazionale, titolare inamovibile della corsia mancina, Coppa d'Africa con la Costa d'Avorio e posto perso al ritorno dall'Angola. Come se non bastasse meno di una settimana fa in allenamento si è lussato la spalla: fuori un mese. Molinaro ha il posto assicurato. E nessuno se ne dispiace perché l'approccio col nuovo campionato è stato fantastico: cinque vittorie e un ko (in casa, con l'Amburgo, doppietta annichilente di Van Nistelrooy). Corsa e cross, si proprio quelli: i cross.

Domenica scorsa nella vittoriosa trasferta di Colonia (1-5 per lo Stoccarda), il gol del vantaggio iniziale lo ha siglato Cacau: assist di Molinaro. Alla Juve aveva Nedved su cui scaricare palla prima di sgroppare sull'out, ora se la intende con Hleb: non due giocatori così, sicuramente gente che riesce a cacciare fuori il meglio dal terzino di Pellare. E infatti ieri ha bloccato Messi, ogni incursione mancina era una spina nel fianco per la difesa del Barcellona, lui e Gebhert sulle fasce hanno fatto venire mal di mare alla retroguardia blaugrana. Più un gol salvato sulla linea e tanto di maglietta scambiata con Puyol. Molinaro è uno che ha vinto al Bernabeu, nelle notti di Champions lui c'è. Anche se non ha giocato nemmeno un secondo con la Juve formato Europa quest'anno; e meno male, altrimenti non avrebbe potuto sfoderare la prestazione eccelsa di ieri.



A Stoccarda lo hanno accolto benissimo: suite d'ordinanza, amicizia, cortesia e un posticino anche per la fidanzata. Lei frequenta l'università. Occhialini e chitarra con sé, si è subito immerso nella vita tedesca, compresi corsi intensivi di lingua. Meno male che ci sono Kuzmanovic e Celozzi, loro lo hanno aiutato sin da prime battute con l'idioma sconosciuto. Ha lasciato una Juve allo sfascio, ha trovato campioni del calibro di Lehmann, Tasci, Marica e Pogrebnjak. "Negli ultimi tempi ho scaldato più il seggiolino in tribuna che la pasta a casa" ha detto ieri dopo la battaglia contro i campioni d'Europa; una frase detta senza malizia, per fare una battuta. Ma comunque con un senso di rivalsa. In fondo chi ha visto le partite della Vecchia Signora, negli ultimi due anni, non potrà certo avere nulla da appuntare su Cristian Molinaro.

A meno che non si abbiano i paraocchi. La sua percentuale di cross riusciti non era inferiore ai vari Brazzo, Zebina e De Ceglie, ma con lui si usavano spesso pregiudizi da quattro soldi. Nel 4-4-2 ranieriano la fondamentale importanza di Molinaro si vedeva in difesa: tagli perfetti, recuperi senza fiato e diagonali superbe. E una corsa di quelle commoventi. In fin dei conti i traversoni, in quelle condizioni, li doveva mettere più che altro l'ala, giammai un terzino che badava prima di tutto alla fase difensiva. Ma come spiegarlo a isterici tifosi con pregiudiziali enormi? Il riscatto per l'intero cartellino è fissato a 4 milioni di euro: lo Stoccarda vorrebbe, a questo punto, averlo tutto per sé. Ma lui spera di tornare in Italia, che comunque gli manca: Juve? Macché: meglio la Roma di Don Claudio, uno dei pochi allenatori (e in generale persone di calcio) che ha sempre creduto in lui, facendolo crescere esponenzialmente. Ora blocca Messi e battibecca con Puyol, meglio che vedere dalle tribune uno scialbo Juve-Catania 1-2.

  • shares
  • Mail
11 commenti Aggiorna
Ordina: