Torino, Cairo non ce la fa più: "Ho deciso, vendo il Toro"


E' un Urbano Cairo stanco, quasi commovente, quello che risponde alle domande impertinenti di Massimo Gramellini, giornalista de La Stampa. Il suo Torino non è mai decollato: subito una importantissima promozione nella massima serie nello spareggio contro il Mantova, poi tre campionati di Serie A: un 16°, un 15° e un 18° posto, quello della retrocessione. Ripartire dalla B, mica facile. E dopo un avvio più o meno promettente, ecco che il vecchio Toro si impantana nelle erbacce del centro classifica, una stanca corrida che sabato scorso lo ha visto infilzato dal torero meno in forma, il fanalino di coda Salernitana.

"Non voglio rimanere in paradiso a dispetto dei santi. Lo dico a malincuore, a grande grande malincuore: ho deciso di mettere in vendita il Toro. Una parte minoritaria ma rumorosa della tifoseria non mi vuole più e può creare problemi ambientali alla squadra. Basta, lascio. Se si è fatto avanti qualcuno? Giuro di no, su quanto ho di più caro. D'altronde, prima di questa intervista il Toro non era ancora in vendita. Sono rimasto zitto due mesi, ho lasciato che parlasse il campo. Ma dopo la sconfitta con la Salernitana sono ripartite le critiche, le campagne di stampa. E allora adesso torno a parlare io. Per dire che vendo" è l'amara confessione dell'editore.

Nega di aver avuto contatti con Gaucci ("Mai parlato con lui, né lui con me o con i miei collaboratori, io il Torino non lo vendo a chiunque") e rivela che il suo sogno sarebbe quello di affidarlo a un torinese, più bravo e più ricco di lui. Ammette gli errori di questo lustro, ma non si pente di niente: "Al netto dei ricavi, fra aumenti di capitale e ripianamenti successivi, ho messo nel sistema Toro circa 30 milioni di euro di tasca mia. 30 milioni veri. C'è gente che non li vede in tutta la vita. Sa quanti appartamenti mi potevo comprare con 30 milioni? Almeno cento. Potevo farmi la barca, l'aereo personale. Invece li ho usati per il Toro, e ci ho messo anche un mare di tempo, sottraendolo ai figli. Mi sono fatto il mazzo. Ma sono felice di essermelo fatto".

Inesperienza, alcune scelte sbagliate, alla fine ha imparato, o almeno così crede. Il Toro sportivamente non decolla, ma finanziariamente è messa bene: stipendi sempre pagati, neanche un centesimo di debiti. E' il suo piccolo orgoglio, il Cairo pasticcione che però è sempre stato una persona seria. "Non dimenticherò mai la partita d'esordio contro l'AlbinoLeffe, il giro di campo coi miei bambini. E poi lo spareggio contro il Mantova e un po' anche le due salvezze… Mi dispiace per il 70% dei tifosi che, secondo il sondaggio da me commissionato, mi vuole ancora bene. Ma io desidero che anche l'altro 30% sia felice" l'amara conclusione. Solo i giocatori potranno ridonargli un sorriso: a Padova, una vittoria potrebbe essere una corroborante medicina.

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