Mourinho: "Lotta a tre? In campionato lottiamo contro tante altre cose..."


All'indomani della vittoria nei quarti di finale di Champions League contro il CSKA Mosca, Josè Mourinho concede una lunghissima intervista ai suoi tifosi, dai microfoni della chat di Inter Channel. Come d'abitudine il portoghese non si sottrae alle domande, anzi, rilancia con risposte al veleno verso il calcio italiano. Si dichiara fiducioso per il cammino dell'Inter in Champions League e orgoglioso di poter allenare i nerazzurri. Ma rincara la dose e conferma il suo complicatissimo rapporto con il pallone nostrano. Vi proponiamo l'intervista integrale riportata anche da inter.it:

Damiana scrive: Ci può dire come ha spiegato ai suoi figli, sempre che glielo abbia spiegato, le tre giornate di squalifica decretate dalla Giustizia sportiva?
"Non spiego, non spiego niente. Mia figlia è lontanissima dal mondo del calcio, mentre mio figlio ne è innamorato, ma io lo voglio solo innamorato di quello che è il vero calcio, non voglio che capisca che intorno al calcio ci sono altre cose, perché se lui a dieci anni capisce questo, sicuramente non sarà più innamorato del calcio".

Susanna da Milano scrive: Mourinho, la vorrei ringraziare per le gioie che sta dando a tutti noi tifosi. In Champions non siamo più frenati come un tempo.

"È vero, ho cercato anche di spiegarlo ieri, nelle interviste post partita. Ora ovviamente l'obiettivo prossimo è quello di arrivare in semifinale, e se arriviamo in semifinale, ovviamente poi l'obiettivo sarà quello di andare in finale. Però, anche se non riusciamo a farlo, l'Inter ha già vinto qualcosa di importante in questa stagione: il fatto che a livello europeo non è più quella squadra che non si comportava come doveva perché aveva quasi paura di giocare. Ora è una squadra che gioca, che vince, che vince in casa, che vince fuori casa, che vince una delle candidate più importanti alla Champions come il Chelsea, una squadra che ha giocato già partite di grande pressione e stress: la partita con il Rubin Kazan era decisiva, la partita di Kiev era decisiva, le due partite contro il Chelsea lo erano, la partita di ieri lo era".

"In questo momento l'Inter è una squadra adatta a giocare in Champions. L'abbiamo detto anche prima dell'inizio della stagione, che la squadra sembrava essere costruita in modo da avere più successo in Champions: e in questo momento stiamo facendo una Champions molto, molto positiva. Come minimo l'anno prossimo l'Inter arriverà alla Champions con uno scatto diverso, potendo magari essere subito testa di serie, e se sarà testa di serie non capiterà quello che è capitato quest'anno, di giocare subito contro i campioni d'Europa".

Semmai si farà una partita in famiglia, se campione d'Europa diventasse l'Inter...
"Può succedere, abbiamo il 25% di possibilità. Anzi no, ancora no: ora abbiamo il 12,5% di possibilità. Però, mi sembra in generale che per l'Inter il futuro in Champions sarà completamente diverso rispetto a quello che è stato finora, negli ultimi cinque anni, merito di un gruppo che ha saputo vivere con questa pressione quasi ossessiva della stampa, dei tifosi, di tutti quelli intorno a dire che l'Inter non sarebbe riuscita, che non aveva la giusta dimensione, con i giocatori a pensare al passato difficile in Champions. Ora invece la squadra sta facendo davvero una Champions molto bella e noi adesso vogliamo giocare la semifinale".

Si può dire che questi quarti di finale hanno dimostrato che non c'è nessuna partita decisa?

"È vero, è sempre difficile qualunque partita. Se si guardano i risultati, solo il Lione ha vinto 3-1, però non sembra una partita di Champions la loro, sembra più una partita di campionato francese. Poi, se guardi le altre, il 2-1 del Manchester, l'1-0 nostro, il 2-2 del Barcellona, tutto è ancora aperto. Ovviamente sembra che il Barcellona sia favorito, sembra che noi siamo favoriti, però non è sufficiente, tutto è ancora aperto. Ovviamente è un peccato perché ieri potevamo chiudere il discorso, andare a Mosca con un modo di pensare completamente diverso, però non è stato possibile. Siamo davanti, dopo il primo tempo vinciamo 1-0, e sappiamo come vogliamo giocare là, consapevoli delle difficoltà legate all'avversario e al campo sintetico che per tutti sarà una prima volta. Solo i portieri faranno una prova, perché per gli altri giocatori che devono recuperare dalla gara appena giocata non è certo un campo sintetico l'ideale, e noi prima dobbiamo pensare alla partita di sabato. Però, prima scherzavo, parlando con qualche giocatore, pensando a quando si gioca per strada da bambini: se si gioca per strada, dicevo, perché non riuscire a giocare anche su un campo sintetico?"

Lino da Trieste dice: ma non è esagerato, con difese schierate e tanti uomini davanti all'area come ieri, cercare sempre il tiro da fuori, un gesto cercato più all'estero che in Italia? In Italia non c'è tanto questa attitudine.
"Non lo so, così come non so perché in Italia si difende con tanta gente e c'è praticamente sempre una barriera con un blocco molto basso. Ieri, comunque, la squadra ha cercato in tutti i modi di andare a segno, dalla fascia, dal centro, con passaggi corti, con passaggi lunghi in profondità, la squadra ha fatto tante cose, delle belle cose. E quando vedo la palla gol di Pandev, penso che se Pandev avesse una cultura diversa, una cultura del non fair play - che è una cultura che sta molto vicina a noi, però fortunatamente noi non la vogliamo - sarebbe stato calcio di rigore e cartellino rosso ad Akinfeev".

Andrea scrive: ho apprezzato molto che il mister in una conferenza recente abbia baciato lo stemma dell'Inter. Ho provato orgoglio.
"Orgoglio l'ho provato io, orgoglio l'ho provato io. Non posso dire di nutrire più orgoglio di allenare l'Inter rispetto a quello nutrito nell'allenare il Porto o il Chelsea, però ho un grande orgoglio di allenare l'Inter, di lavorare per una società che mi piace, con una cultura che mi piace, con i tifosi che hanno vissuto anni difficili e che solamente dopo hanno saputo per quale ragione hanno vissuto questi anni di grande difficoltà. È un orgoglio per me lavorare nell'Inter, sarò sempre molto felice un giorno di poter dire che sono stato l'allenatore dell'Inter".

Rita da Reggio Emilia scrive: mi ha impressionato la sagacia tattica con cui ha preparato la gara di ieri, se il Cska non è riuscito a esprimere le sue qualità lo si deve a come lei ha preparato la partita.

"Io penso che ieri sia stata la mia 68^ o 69^ partita in Champions, ho una grande esperienza di Champions, e mi piace davvero fare questo tipo di studio, di analisi dell'avversario, capire le sue forze, le sue piccole debolezze. Mi piace preparare questo tipo di partite, mi fa molto piacere sentire che la mia squadra può arrivare alla partita con qualcosina di più perché il suo allenatore ha fatto un lavoro delicato, perché si lavora tante ore, si arriva all'allenamento magari un po' stanco perché si è persa metà notte a leggere l'avversario. Però poi ci sono i giocatori in campo capaci di farlo, e penso che principalmente ieri sia stato importante non aver paura di andare a Mosca con un pari, non avere il panico a metà partita di dire 'io non posso andare a Mosca con un pari'. No, la squadra è uscita dallo spogliatoio consapevole del fatto che in 45 minuti potevano succedere tante cose, potevamo vincere 1-0, 2-0, 3-0, 4-0, però quella cosa dello 0-0, del primo tempo difficile, di non aver segnato, e di pensare 'per forza dobbiamo segnare', no. La squadra è entrata in campo nel secondo tempo consapevole che pareggiare in casa, con uno 0-0, in una gara di Champions, non è un dramma, e mi sembra che la squadra sia entrata in campo senza nessuna pressione a livello psicologico e ha fatto davvero una partita di grande intensità e velocità, che era quello di cui avevamo bisogno".

Quanto lavora Mourinho per preparare una partita? Quanto guarda una squadra per poter dire di avere le idee chiare?

"Cambia da squadra a squadra, ci sono squadre che bisogna veramente analizzare in un modo diverso, per esempio il Chelsea era una squadra che io conoscevo alla perfezione, sapevo tutto dei giocatori, però ho visto la gara di San Siro 7 volte e quando dico 7 volte, dico 7 volte non 90 minuti ma tre ore, perché fermo, mando indietro, vado avanti, perché volevo capire le cose, il modo in cui le due squadre si erano trovate una contro l'altra. Comunque dipende, abbiamo gente che lavora molto bene, José Morais, Michele Salzarulo, Gianfranco Bedin e gli altri insieme a lui, che fanno sempre un lavoro molto positivo. Però nell'ora della verità mi piace capire tutto. Ma adesso penso che c'è la gara col Bologna, che finirà alle cinque, e poi si cenerà e poi si andrà a casa, penso che dopo la partita inizierò subito a studiare la gara di Mosca, inviterò qualcuno a stare con me, Rui Faria, Daniele Bernazzani, e chissà, non si dormirà quella notte, ma si dormirà solo in aereo".

Ieri Stankovic ha raccontato di Krasic, dicendoci che lui lo consoce, che se lo attacchi ti salta, se lo aspetti invece gli puoi sempre portare via la palla.

"Krasic è stato suo compagno di nazionale e ovviamente lui lo sa, però questo deve valere per tutti i giocatori che si affrontano. Ieri per esempio eravamo più preparati per giocare contro Gonzalez e invece ha giocato Mamaev, Maicon subito mi ha chiesto se era destro o mancino, e bisogna essere capace di rispondere. Gli ho detto che è uno che gioca con i due piedi senza problemi, gli piace più giocare sulla fascia sinistra, però è basicamente un destro, uno che ti viene dentro per tirare in porta, e questo tipo di informazioni individuali servono. Poi c'è un'informazione più globale, sul tipo di gioco che la squadra fa, e noi per esempio abbiamo analizzato con i giocatori solo partite del Cska giocando fuori casa, e l'allenamento che abbiamo fatto il giorno prima della partita è stato nei 20 metri di profondità perché sapevamo che il gioco sarebbe stato molto basso".

Come se lo aspetta là il Cska?
"Non mi aspetto un Cska pazzo, non mi aspetto un Cska a pensare che dal primo minuto può dominare la partita, fare la partita, spingere e dominare perfettamente. Mi aspetto un pochettino di più, perché sanno che perdono 1-0 in questo momento. Mi aspetto una squadra equilibrata, mi sembra un allenatore giovane il loro, ma equilibrato, non emotivo, non emozionale, non uno che vuole far fare alla sua squadra cose che non può fare. Mi piace il suo modo di preparare la squadra, mi sembra un ragazzo equilibrato".

Aurelio da Roma scrive: Questa notte meritavamo di vincere almeno 3-0 e a Mosca sarebbe stato quasi inutile per loro. Il rischio teorico è grande, come è grande anche il rischio di essere agganciati dalla Roma, ma dipende solo da noi.
"Sì, in questo momento siamo primi in campionato, in semifinale di Coppa Italia e abbiamo vinto la prima partita 1-0 in casa, siamo ai quarti di finale di Champions e abbiamo vinto 1-0 la partita in casa. Fino ad adesso possiamo dire che è una stagione assolutamente fantastica, siamo primi in campionato, ai quarti di finale di Champions e siamo in semifinale di Coppa Italia, però manca un mese e mezzo di competizione, dove si può vincere tutto, dove si può vincere qualcosa, dove si può non vincere assolutamente niente".

Pensa che il campionato sia una lotta a tre?
"Io non voglio parlare di campionato. Però non è una lotta a tre, non è una lotta a tre: è una lotta di una squadra contro tante altre cose".

Mimma dice: è un po' che quando la inquadrano non è sorridente, cosa è successo?

"No, contro il Chelsea nella prima partita ero un po' come ieri, soddisfatto però consapevole per esperienza che se vinci dopo la prima gara e ne manca un'altra, in quel momento non c'è nessuna ragione per una persona di essere entusiasta perché manca un secondo tempo da giocare. A Stamford Bridge ero l'uomo più felice del mondo, si è visto, e se non si è visto ancora di più è perché io ho voluto nascondere un pochino questa emozione, però ero l'uomo più felice del mondo, nello stesso modo in cui ieri ero soddisfatto e orgoglioso del rendimento della mia squadra. Dopo, è vero, che qualche volta in panchina non sembro un uomo a proprio agio, non mi sento un uomo libero, non mi sento un uomo che può lavorare d'accordo con la sua filosofia, con il suo modo emozionale di stare, e per questa ragione si può dire che in questo momento non sono un uomo felice nel calcio italiano. Felice nell'Inter, ma non nel calcio italiano".


Mirko, fan di Djorkaeff, dice
: se lo avesse a disposizione, sarebbe un titolare fisso?

"Un grande giocatore Djorkaeff. Io non ho avuto la vostra fortuna di seguirlo negli anni top top top, però quando sono arrivato al Chelsea lui stava in Inghilterra, giocava nel Bolton, non era già più il Djorkaeff top top però era un giocatore assolutamente fantastico, che aveva la magia, la creatività, che aveva tutto quello che piace, un pochino come Sneijder, per il modo in cui fa giocare la squadra. Segnava, anche gol decisivi, però il mio Sneijder non lo cambierei con nessuno, perché ha gli occhi nei piedi e non solamente nel destro ma anche nel sinistro. Il suo sinistro sembra uguale al destro, è un giocatore straordinario, con un concetto di squadra assolutamente fantastico, non è il fenomeno che vuol essere il fenomeno, è il fenomeno che vuole che la sua squadra giochi e vinca".


Come sta Sneijder?
Lo stanno prendendo un po' di mira a suon di calci nelle partite.
"Tanto, tanto, tanto. Tutti piangono, tutti gli allenatori piangono per i loro giocatori più importanti, sir Alex Ferguson che chiede protezione per Rooney, il Real Madrid che chiede protezione per Ronaldo, il Barcellona che chiede protezione per Messi, noi dobbiamo piangere un po' e chiedere protezione per questo ragazzo perché ci sono 10-12-14-15 punizioni per partita, momenti in cui si attacca il ginocchio, si attacca la caviglia, si attacca tutto, ed è troppo. Però il ragazzo è di una cultura diversa, non è uno cui piace il teatro, non è uno cui piace piangere, è uno che vuol giocare, non cerca il cartellino per l'avversario".

Niccolò dice: io sono come Mourinho, adoro Quaresma, con la sua imprevidibilità è in grado di creare scompiglio.
"Ricardo è un grande, il mio rimpianto è ancora che non gioca come si allena, perché si allena davvero bene, impressiona tanto per la positività nel suo allenamento e dopo, in partita, ha invece un po' di difficoltà a esprimere tutto il suo potenziale, però è un giocatore che ha dimostrato di avere la sua utilità ed è vero che quando c'è traffico intenso serve. Ieri non l'ho fatto entrare perché era impossibile migliorare la squadra, ma se non avessimo segnato ero pronto a farlo entrare, perché è uno che ha capacità nell'uno contro uno di provocare squilibri negli avversari".

Complimenti a Stankovic
, dice Luigi da Mortara.
"È vero, quando si gioca in questo modo, il lavoro dei due giocatori di centrocampo è fondamentale. A Stamford Bridge Motta e Cambiasso, ieri Cambiasso e Stankovic, tanta corsa, tante palle recuperate, tanto inizio di gioco, tanta intelligenza tattica per occupare lo spazio. È vero, ieri Deki ha fatto una bellissima partita".

L'Inter è ora attesa da un mese davvero intenso, con campionato, Champions, Tim Cup.
"Adesso si gioca tutto in aprile, giochiamo con il Cska, con la Fiorentina in Coppa, se vinciamo con il Cska poi c'è la semifinale. Si decide molto in questo mese, se si continua o se si esce da una competizione".

Si può parlare di un'Inter più in gamba in questo momento rispetto allo scorso anno?

"La squadra sta bene, però ovviamente ci sono tante partite, siamo l'unica squadra che gioca in tre competizioni, tutte le altre ne giocano una, tranne Roma, Udinese e Fiorentina che ne giocano due. Però la Champions è molto esigente, perché a livello mentale e fisico non è facile giocare Champions e campionato insieme. La storia infatti non è piena di squadre che hanno vinto tutto. Il Barcellona l'ha fatto l'anno scorso, il Porto nel 2004, il Manchester nel '99, ma non sono tante le squadre che ci riescono, è molto difficile essere al top in tutte le competizioni".

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