Penta, consulente di Moggi: "Anche Pradè e Spalletti telefonavano a Bergamo"


Vi proponiamo un interessante intervista riportata da Quotidiano Nazionale che potrebbe favorire significativi spunti di riflessione. L'intervistato, Nicola Penta, è il consulente per la parte sportiva dei legali di Luciano Moggi. Il suo ruolo consiste nello "sbobinaggio" della miriade di intercettazioni trascurate in un primo momento, agli albori di Calciopoli, e nel confrontarle con i fatti attraverso le immagini televisive ed i dati delle partite. Penta parla di consuetudine e utilizza il termine usuale: tutti o quasi chiamavano gli organi arbitrali, compresi Luciano Spalletti (all’epoca allenatore dell’Udinese) o Daniele Pradè (all'epoca già Direttore Sportivo della Roma).

AGGIORNAMENTO:

Intercettazione Bergamo-Spalletti

In cosa consiste il suo lavoro?
«Ascolto le intercettazioni riscontrandole con i fatti attraverso le immagini televisive e i dati delle partite sotto processo a Napoli».
La gente si chiede perchè le nuove conversazioni non siano state prese in considerazione nell’estate del 2006. Se fossero uscite allora...
«E’ chiaro che se nelle trascrizioni trasmesse dalla procura di Napoli a quella della Figc vi fossero state anche queste telefonate, la mia opinione è che il processo sportivo si sarebbe concluso diversamente. Bergamo ha sempre detto che parlava con tutti, ma lo hanno ritenuto un bugiardo. E invece il nostro lavoro sta dimostrando che diceva la verità».
Perché state rendendo pubbliche le nuove conversazioni soltanto in questi giorni?
«Non perché vi fossero vincoli, ma perchè aspettavamo che al processo di Napoli testimoniasse il colonnello Auricchio (all’epoca di Calciopoli maggiore e a capo delle indagini, ndr). Lui ha dichiarato che non c’erano telefonate con altri dirigenti, un fatto confermato anche dai pm».
Eppure queste intercettazioni ci sono. E allora?
«L’oggetto dell’indagine era Luciano Moggi, la Juve, l’arbitro De Santis e gli altri indagati. Le circa 120mila telefonate, a mio parere non sono state ascoltate dai carabinieri perché l’indagine non era sul mondo del calcio ma su alcuni soggetti. Se non fosse stato così avrebbero dovuto intercettare tutti».
Un’opera di scrematura dunque.
«E’ stato effettuato l’incrocio solo sui numeri di telefono degli indagati, soltanto tra loro. E’ per questo che le telefonate di Moratti, Facchetti, Cellino ad esempio, non sono nell’indagine. E ce ne sono altri».
Ad esempio?
«Anche Pradè parla con Bergamo, Spalletti quando era all’Udinese. Ma lo ripeto, era consuetudine per molti».
Si è fatto una sua idea su quel periodo ascoltando migliaia di telefonate?
«Sì. La mia idea è che tutti i dirigenti cercavano di difendere la propria società, pensando che c’era qualcun altro che poteva arrivare dove loro non arrivavano. Una sorta di corto circuito. Da quello che sto ascoltando era consuetudine parlare con i designatori e quello che sta emergendo contribuisce a fare chiarezza su un modus operandi, non un “sistema”, molto diffuso. Non solo di Moggi e degli altri finiti a processo».
Le famose 170mila intercettazioni dove sono?
«Abbiamo un hard disk eppoi ci sono circa cinquanta cd. Consideri che ognuno di questi contiene circa 3mila intercettazioni».
E sono tutte conversazioni?
«No, circa un terzo sono contatti che non sono andati a buon fine, tra cadute di linea, mancate risposte. Quelle buone sono circa 120mila».
Le ascolterà tutte?
«No. Una volta raggiunti i nostri obiettivi processuali mi fermerò e ormai siamo in dirittura d’arrivo. Finora ne ho ascoltate circa 40mila».
Emergono incongruenze?
«Gliene dico una. Alla Juve vengono contestate 25 ammonizioni ‘dolose’ a giocatori avversari in diffida e poi squalificati prima di affrontarla. Di quelle 25, dieci vengono comminate da arbitri che non sono finiti sotto inchiesta. Delle due l’una: o bisognava indagare quegli arbitri o quelle dieci ammonizioni sono normali».
Come funziona la sua ricerca? Inserisce ad esempio il nome di Moratti e viene fuori la lista delle telefonate?
«No. Usiamo i numeri di telefono, ma solo quelli degli indagati. Se inserisco quello di Moratti non esce niente. Diversamente, se metto il numero di Bergamo con i riferimenti di altri interlocutori possibili che non fanno parte dell’indagine, come Moratti ad esempio, esce una lista».
E’ come se fosse una sorta di Google delle intercettazioni.
«Esatto, il problema è che non puoi scegliere il link ma ascoltare ogni telefonata. E non sono tutte ‘piene’. Delle dieci che ascolto, sette magari non sono andate a buon fine».
Come avete fatto a procurarvi le intercettazioni?
«Si acquistano».
Quanto costa un cd?
«Tra i 400 e i 500 euro».
Un meccanismo costoso.
«Sì, una persona poco abbiente avrebbe certamente meno possibilità di difendersi».

Intercettazione Bergamo-Spalletti

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