Italia, il ct Marcello Lippi elogia Fabio Cannavaro e lascia più di uno spiraglio aperto ad Amauri


Marcello Lippi che pontifica a un seminario della FIGC, insieme al collega del basket Simone Pianigiani, è sempre un bel sentire; il viareggino se ne infischia di ciò che pensa l'opinione pubblica del suo operato, trofei in bacheca e spalle larghe lui va avanti per la sua strada e ha già anticipato che la "sua" Italia farà un gran mondiale. Perché è uno il concetto imprescindibile su cui si basa il suo credo: "I giocatori giocano in due squadre: una è quella di club, in cui si viene pagati, l'altra è la Nazionale, che è quella dei sogni dove tutti vogliono arrivare perché è il massimo a cui si può aspirare". Due cose da tenere separate, e se va male nel club non è detto che possa andare alla grande in Nazionale.

Stuzzicato su Amauri, da due giorni diventato italiano, il ct toscano ha infatti risposto: "Si può essere convocati in Nazionale anche se si gioca male nel proprio club. La propria squadra può girare male e in azzurro può esserci un'altra realtà". Come a dire, le sue qualità non si discutano, non è mica colpa di Amauri se da un anno e mezzo la mette dentro col contagocce. Stesso discorso per Fabio Cannavaro: in bianconero prestazioni balbettanti, per non dire pessime, ma per Lippi il centrale di difesa napoletano rimane un "fuoriclasse". Ecco allora che aggiorna il concetto di fuoriclasse, scindendolo nettamente da quello di "campione", con tanti saluti ai vari Miccoli e Cassano.

"Ci sono campioni e fuoriclasse: i primi sono dei solisti, dei galli nel pollaio, che hanno grandi doti ma che non fanno nulla per migliorare e mettono in mostra le proprie qualità solo in poche occasioni. Sono primedonne che non si mettono a disposizione del gruppo, non aiutano la squadra. I fuoriclasse invece hanno il talento, non solo tra i piedi, e lo mettono al servizio del collettivo. Hanno grandi qualità in campo e fuori, incarnano i valori della leadership. Di questi giocatori più se ne hanno e meglio è. Un esempio? Non sono ancora certo di aver portato in Germania i migliori giocatori a disposizione dal punto di vista tecnico. Però sicuramente ho portato dei fuoriclasse per quanto riguarda la coesione di gruppo, grandi calciatori, campioni che sentono fortemente la voglia di mettersi a disposizione dei compagni e tutti insieme formare un gruppo, senza necessità di sentirsi primedonne. Cannavaro incarna alla perfezione questo identikit".

Il gruppo, lo va ripetendo da anni, prima dei singoli viene il gruppo: così l'uomo passato alla storia come quello capace di fornire una delle prestazioni sportive più stupefacenti di tutti i tempi, non era che un onesto terzino di una squadra di provincia. Fabio Grosso. "Prima di gestire un gruppo bisogna costruirlo. Ci deve essere una guida forte, che non deve essere antipatico o simpatico, la cosa importante è che i giocatori devono sentire forte il messaggio che arriva dalla loro guida. Tutti, bravi e meno bravi, devono essere coinvolti e devono sapere che si può raggiungere assieme l'obiettivo finale. L'aspetto psicologico, nella costruzione di un gruppo ha la stessa importanza di quello tecnico-tattico". Visionario o sòla?

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