Milan, Leonardo vicino all’addio: il futuro è “baby” con Tassotti e Galli pronti a raccogliere la sfida

Silvio Berlusconi negli ultimi anni ha dovuto occuparsi di mille faccende, quasi normale che il Milan si trovasse molto in basso nella sua personale lista di priorità a cui badare; lasciato il giocattolino in mano ad Adriano Galliani, il premier si è ricordato di essere il numero uno rossonero solo quando si è trattato di


Silvio Berlusconi negli ultimi anni ha dovuto occuparsi di mille faccende, quasi normale che il Milan si trovasse molto in basso nella sua personale lista di priorità a cui badare; lasciato il giocattolino in mano ad Adriano Galliani, il premier si è ricordato di essere il numero uno rossonero solo quando si è trattato di criticare, visto che negli ultimi tre anni il Diavolo ha lasciato per strada 40 punti rispetto ai cugini interisti e in Europa ha subito sberle in Germania e Inghilterra. Con un budget non proprio consono al “club più titolato al mondo“, il buon Galliani ha dovuto barcamenarsi tra le onde di un mercato sempre più globale in cui non ha mai potuto fare la voce grossa; ha così puntato su alcuni giovani sudamericani, si è messo al tavolino per riassestare il settore giovanile e ha puntato, quando possibile, su gente di esperienza un po’ in là con gli anni.

Senza infamia e senza lode, il Milan ha vivacchiato per tre stagioni senza aggiungere nulla alla sua gloriosa bacheca. La stagione che sta per andare in archivio ha visto un allenatore che ad agosto accettò non proprio col furore dell’entusiasmo il ruolo di condottiero rossonero, un Leonardo che ha fatto quel che ha potuto per far rimanere la squadra in lizza per un paio di obiettivi fino ai principi della primavera, ma che poi ha gettato definitivamente la spugna: strapazzato dal Manchester United negli ottavi di Champions, capace di infilare una serie di pareggi casalinghi nel momento clou della corsa al tricolore, criticato da Berlusconi, attratto da sirene carioca (e del Flamengo e della Nazionale). Domani contro il Genoa, a terzo posto ufficialmente agguantato, potrebbe avvenire il suo addio, con passaggio di consegne annesso.

La politica low-cost del club impone scelte oculate, il tutto commisto alla convinzione che per sedere sulla panchina milanista ci vuole un uomo dell’ambiente. Rijkaard? Van Basten? Suggestivi, ma non proprio economici; ecco che allora prende piede, con i crismi dell’ufficiosità, l’ipotesi Mauro Tassotti e Filippo Galli: in concerto, insieme, per far risalire il Diavolo con un mix di gioventù e sagacia nelle scelte. Il primo ha passato un bel po’ di stagioni a bordo campo e ormai conosce l’ambiente a perfezione (si occuperebbe della gestione tecnico-tattica del gruppo), il secondo è stato l’artefice della rinascita della Primavera (e non solo) rossonera, con un impegno costante e professionale in tal senso (e per cui baderebbe all’inserimento della linea verde in prima squadra). Abbassare il tetto ingaggi, ridurre l’età media, risolvere contratti spinosi in scadenza nel 2011 e, non ultimo, tornare a vincere: siamo sicuri che con Tassotti e Galli, pur sempre due esordienti, questo sarà possibile?

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