Cesena in Serie A dopo 19 anni: un doppio salto esaltante

L’anno scorso la rivale era la Pro Patria, quest’anno è stato il Brescia: grande cuore Cesena, in due soli anni è passato dall’inferno al paradiso completando un piccolo miracolo sportivo frutto di partecipazione, serietà e progettualità. Ieri la vittoria di misura a Piacenza, quinta consecutiva a completare una rimonta incredibile su cui pochi credevano a


L’anno scorso la rivale era la Pro Patria, quest’anno è stato il Brescia: grande cuore Cesena, in due soli anni è passato dall’inferno al paradiso completando un piccolo miracolo sportivo frutto di partecipazione, serietà e progettualità. Ieri la vittoria di misura a Piacenza, quinta consecutiva a completare una rimonta incredibile su cui pochi credevano a inizio anno; neopromossa, esordio casalingo con sconfitta contro la Reggina, poi pian pianino vittorie pesanti e un girone d’andata da classifica medio-alta. Il ritorno però non comincia nel migliore dei modi: tra la seconda giornata e l’ottava solo sette punti e appena due gol segnati. Quindi la rinascita, ultima sconfitta contro l’Empoli, infine 15 punti su 15 col successo allo scadere in casa del Lecce momento clou di questa impresa.

Che era arrivato il tempo di riprendersi quella Serie A che mancava dal 1991 si poteva però intuire, forse non in tempi così brevi: dopo anni di egemonia della famiglia Lugaresi squadra al giovane Igor Campedelli, allenatore ambizioso come Pierpaolo Bisoli (ex Cagliari, Brescia e Perugia), direttore sportivo Minotti prima e Recchi poi, acquisti mirati ma non banali. Nessuna prima donna, il cannoniere è il centrocampista Do Prado con appena 10 centri, ieri l’eroe ha risposto al nome di Parolo. E poi l’astro nascente Schelotto, Djuric e Giaccherini a sacrificarsi da attaccanti umili, il vecchio Antonioli tra i pali e anche un prossimo partecipante ai Mondiali, Petras dalla Slovacchia. Insomma una cooperativa affiatata che ieri ha potuto godere con gli 8000 cesenati arrivati sino al Garilli di Piacenza.

E’ un successo: due stagioni, due promozioni. E’ un successo. E’ tutto l’anno che pensiamo alle nostre potenzialità. E’ un sogno bellissimo che durerà per l’estate e poi ne raccoglieremo i frutti il prossimo anno. Sono stati dei supereroi i miei ragazzi. Hanno scritto 70 anni di storia. Abbiamo totalizzato il miglior punteggio, la miglior classifica. Ora Cagliari? Non posso parlarne e non voglio pensarci. Ci troveremo prossimamente e poi vedremo. Non voglio rovinarmi la festa e rovinarla a questi splendidi tifosi” le parole a caldo di Bisoli. Queste invece le dichiarazioni del sindaco Paolo Lucchi:

“Il Cesena in serie A è un premio per tanti. Per i magnifici componenti della nostra squadra e per il loro leader incontrastato, il mister Bisoli. Per una società che ha dimostrato di saper superare ogni difficoltà grazie alla capacità creativa di noi romagnoli, potendo contare su un presidente di qualità assoluta come Igor Campedelli. Per i nostri tifosi e per la nostra città, che hanno dimostrato da lungo tempo di essere già da serie A. Siamo una città che ogni tanto si regala un sogno, concretizzando ciò che ai più pare impossibile. Ora godiamoci questi giorni di festeggiamenti con la passione intelligente che ha accompagnato tutta la magnifica galoppata di questo campionato made in Cesena”.

Infine il presidente della provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi: “Con una battuta l’avevo dichiarato qualche mese fa: entro la fine del mandato (nel 2014, ndr) il Cesena deve andare in Europa. Un anno in serie C, due in serie B e poi l’approdo in serie A e quindi in Europa. In serie B abbiamo fatto un anno solo, a questo punto non so cosa accadrà… Ho sempre creduto in questa squadra, nella società e nel ruolo che il Cesena ha sempre avuto per il calcio in Romagna: lo dimostra il fatto che oggi a Piacenza abbiamo incontrato tifosi da ogni parte, da Rimini a Imola, da San Marino a Castel San Pietro, da Forlì a Ravenna, da Riccione a Bagnacavallo“. E su Bisoli: “In ogni caso bisogna avere profondo rispetto per qualsiasi scelta deciderà di fare. Se siamo arrivati fin qui, in buona parte è anche merito suo“.