Federico Marchetti, l’Italia ha un nuovo numero uno

Moltissimi appassionati di calcio lo conobbero un sei di aprile di tre anni fa: al Comunale di Torino a sfidare la Juventus c’era l’Albinoleffe, già in grado di bloccare i bianconeri all’andata in quel di Bergamo con un sorprendente 1-1 con annessa espulsione di Gianluigi Buffon. All’andata l’estremo difensore dei seriani si chiamava Paolo Acerbis,



Moltissimi appassionati di calcio lo conobbero un sei di aprile di tre anni fa: al Comunale di Torino a sfidare la Juventus c’era l’Albinoleffe, già in grado di bloccare i bianconeri all’andata in quel di Bergamo con un sorprendente 1-1 con annessa espulsione di Gianluigi Buffon. All’andata l’estremo difensore dei seriani si chiamava Paolo Acerbis, al ritorno Federico Marchetti: risultato di quel match di Serie B, Juve – Albinoleffe 0-0. Insieme al Rimini e allo Spezia, la squadra bergamasca riuscì a non perdere contro la corazzata juventina in quel campionato e un piccolo merito lo ebbe anche Marchetti, un veneto di Bassano del Grappa trapiantatosi in Piemonte: Vercelli, Torino e Biella, prima di Bergamo.

Con la maglia azzurra dell’Albinoleffe due stagioni, un infortunio al gomito e playoff raggiunti nel 2008; quindi l’esordio in A col Cagliari: giunto in Sardegna in comproprietà proprio con la squadra lombarda, poi Massimo Cellino lo ha riscattato la scorsa estate per 4,5 milioni di euro. Reattivo, potente, affidabile: è l’astro nasceste della gloriosa scuola di portieri italiani, con la prima storica convocazione in azzurro nel giugno di un anno fa. Nell’ottobre scorso riceve il premio di miglior portiere della Serie A per la stagione 2008/09, per Marcello Lippi è il vice Buffon ufficiale, checché se ne dispiaccia Morgan De Sanctis. Mondiali, la schiena di Buffon fa ancora una volta crack, in rampa di lancio c’è Marchetti.

Come ai tempi di Albertosi, un portiere del Cagliari a difendere la porta dell’Italia; lui, Marchetti, che non ha neanche giocato un secondo in una partita di Coppe Europee, ora è l’estremo difensore della squadra che detiene il titolo mondiale. Roba da far tremare le gambe, non a lui che è un ragazzo molto più forte di quel che sembra, col suo aspetto da bravo ragazzo: “L’altra sera, contro il Paraguay, sapevo che Gigi aveva avuto un fastidio, quindi ero in preallarme, mentalmente preparato. Questi giorni li sto vivendo bene. Sono convinto di poter giocare una buona partita contro la Nuova Zelanda. Sono arrivato qui dopo tante vicissitudini, il fallimento del Torino, l’Albinoleffe. È cambiato tutto. Ma vivo il momento con fiducia. Se faccio parte del gruppo è per le mie qualità. Il palcoscenico è cambiato, ma sento la fiducia dei compagni“.



Immancabile la domanda sul contestato pallone Jabulani: “E’ addirittura il peggiore, mi dicono Buffon e De Sanctis, degli ultimi grandi tornei internazionali. I giocatori si lamentano quanto i portieri: le traiettorie cambiano all’improvviso. Sui palloni alti, sui palloni tesi, e poi la palla viaggia più velocemente del solito“. Poi si apre a 360 gradi e parla di tutto di più: “Giocavo fuori dai pali da bambino, avevo un bel tiro. Poi nella squadra del paese una sera per colpa della pioggia mancavano tanti ragazzini, e così sono andato io tra i pali. È scattato qualcosa. Le mie caratteristiche simili a quelle di Buffon? No, lui è più veloce e reattivo, io più muscolare ed esplosivo, faccio della forza la mia caratteristica. Credo che coraggio e consapevolezza dei propri mezzi siano la base per avere successo. Sono tranquillo, mi apro solo se ho confidenza con l’interlocutore. Ma in campo urlo“.

E ricorda di quell’incidente qualche anno fa: “Ho avuto un brutto incidente nel marzo di 5 anni fa. Fortunamente io e due compagni di squadra siamo usciti illesi da uno scontro in auto. Quando vedi la morte in faccia succede qualcosa che è difficile da spiegare. È un’esperienza brutta ma che porto con me. Per incidenti ho perso due amici. Credevo fossimo perseguitati dal destino, ma ora credo che dall’alto siano più felici di me per quello che succede. Mi sono tatuato l’Ave Maria“. Sperando di arrivare in una grande squadra: “È il sogno di tutti giocare nella Juve. Ma questo non vuol dire altro. Allegri al Milan? Di lui posso solo parlar bene, mi ha dato fiducia al primo anno di serie A. Spero faccia bene in rossonero, lo merita“. Chiusura sulle vuvuzelas: “Sì, un po’ danno fastidio, si fa fatica a comunicare. Ma a 10-20 metri si riesce comunque a farci capire“.

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