Juve ti amo, Juve ti odio: chi vuole restare, chi non vuole tornare

C’era una volta la Juventus, punto di arrivo e mai sia dire che fosse invece di partenza, gloriosa casacca a striscie bianco e nere, con l’Avvocato che a Villar Perosa teneva a battesimo i nuovi arrivati con una battuta delle sue, condita dall’inconfondibile erre moscia. Dopo il terremoto del 2006, macerie dappertutto, una difficile ricostruzione


C’era una volta la Juventus, punto di arrivo e mai sia dire che fosse invece di partenza, gloriosa casacca a striscie bianco e nere, con l’Avvocato che a Villar Perosa teneva a battesimo i nuovi arrivati con una battuta delle sue, condita dall’inconfondibile erre moscia. Dopo il terremoto del 2006, macerie dappertutto, una difficile ricostruzione e l’appeal scaduto all’improvviso, come se bastasse un sisma per cancellare lo charme di città come Roma o Venezia. Bene, a distanza di quattro anni da quella piccola grande tragedia sportiva a tinte zebrate, lo scenario non è più apocalittico come allora ma siamo comunque in una fase di stallo, con gru e cantieri aperti, con i giocatori che elmetto in testa non mollano e subiscono ancora il fascino della Vecchia Signora e altri che invece le voltano le spalle come fosse la prima arrivata.

C’è chi vuole rimanere e pare la tenga a cuore (i vari Buffon, Del Piero e Trezeguet non fanno testo, loro sono gli eroi, come i pompieri dell’undici settembre che entrarono nelle Torri Gemelle che potevano crollare da un momento all’altro), chi invece la ripudiano; ieri Tiago ha scomodato l’imponderabile andando a segno per ben due volte in una partita dei Mondiali e, raggiante, a fine partita ha ribadito che lui vuole rimanere all’Atletico Madrid: “Voglio restare in Spagna, mi sono trovato benissimo. So che l’Atletico Madrid parla con la Juventus, spero che il mio futuro sia ancora là. In Serie A il mio calcio non funziona. Io gioco per costruire, l’unica preoccupazione in Italia è fermare gli altri per lanciare l’attaccante. Non sono stato bene e non ho avuto il tempo di mostrare il mio valore“.


I tifosi bianconeri se ne farebbero una ragione, così come devono rassegnarsi (per modo di dire, o anche, a seconda dei punti di vista) perché Poulsen per il secondo anno di fila giura amore eterno per bocca del suo procuratore Joern Bonnesen: “Il Galatasaray? Ne ho sentito parlare, ma per il momento non ho riscontri concreti. Altre offerte? Essendo la volontà del giocatore quella di restare a Torino, non ce ne stiamo interessando. Christian non ha ancora parlato con il nuovo tecnico, visto che è impegnato in Sudafrica. Non è il momento di fare ipotesi. Lui è un calciatore della Juventus, punto e basta” ha ribadito il procuratore del danese, che già l’anno passato rifiutò il passaggio nel campionato turco. Lui ha ancora due anni di contratto con la Juve e vuole giocare nel nuovo stadio, in altri termini intende rispettarlo. E la volontà del giocatore è sempre molto molto importante nella trattative di calciomercato.

E passiamo a Diego, altra grana per il nuovo ds juventino Marotta. Il brasiliano, a differenza degli altri due sopra menzionati, non è al Mondiale, si è goduto la ragazza e ha cercato di digerire l’annata storta fatta di soli 5 gol, sostituzioni e voti sotto la sufficienza. Lui, abituato a elogi e applausi, non vuole gettare la spugna dopo soli 12 mesi in bianconero, ma il problema è sempre quello: il 4-4-2 di Delneri. Dove collocare il fantasista? Potrebbe fare il ruolo che è stato di Cassano alla Samp, ma potrebbe fare anche il ruolo di pedina di scambio: per Dzeko, ad esempio, ma lui il Wolfsburg non lo vuole. E neanche l’Amburgo, tantomeno l’Atletico Madrid. “Se proprio vogliono vendermi o Bayern Monaco o Manchester United” ha tuonato, ma la verità è che lui non vuole levare le tende da Torino. Per riscattarsi, al contrario di Tiago che in due anni e mezzo sotto la Mole ha deluso e non ha neanche fatto intravedere una possibilità di riscatto.

Chiudiamo con Criscito. Caso particolare il suo, dicotomico amore per due maglie, l’incapacità di saper scegliere; ha sempre manifestato la sua passione per il Genoa, poi però ad aprile se ne esce con un “mi piacerebbe tornare alla Juve“. Quindi prima del Mondiale, con la risoluzione della comproprietà che si avvicina (si andrà presumibilmente alle buste), ha dichiarato un diplomaticoGenoa o Juve, per me non fa differenza“. E dal Sudafrica, confonde ancora le carte con un “se sono qui è perché nel Genoa ho giocato, nella Juve non lo avrei fatto“. Ma insoma, Mimmo caro, un po’ di decisione? Ma è da capire: giovanili bianconere e tifo da bambino, ma promozione col Grifone e quindi bocciatura torinese l’anno dopo. Di nuovo Liguria e ancora grandi cose, ma la Vecchia Signora è lì, che ti guarda, e resistere al suo fascino, malgrado tutto, deve essere ancora difficile. Checché ne pensi Tiago Cardoso Mendes.

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