Cannavaro duro: “In giro non vedo fenomeni, ora ripartire dai giovani”

Quando le cose vanno bene il capitano di una squadra è il simbolo del successo, ma lo stesso è quello che deve metterci la faccia quando invece ci si trova di fronte ad un fallimento. È quello che ha fatto Fabio Cannavaro questa mattina, l’azzurro si è presentato ai giornalisti per l’ultima conferenza stampa in


Quando le cose vanno bene il capitano di una squadra è il simbolo del successo, ma lo stesso è quello che deve metterci la faccia quando invece ci si trova di fronte ad un fallimento. È quello che ha fatto Fabio Cannavaro questa mattina, l’azzurro si è presentato ai giornalisti per l’ultima conferenza stampa in terra sudafricana, prima della partenza per l’Italia. Sul volto del giocatore i segni di una nottata passata non proprio tranquillamente, agitata da una delusione che soltanto il tempo potrà in parte limare.

“Nessuno si sarebbe aspettato questo risultato e questa mancanza di gioco. Sapevamo tutti che rivincere il Mondiale sarebbe stato molto, ma molto difficile. La speranza, però, era quella di andare un po’ più avanti, quello sicuro. Soprattutto dopo la prima partita contro il Paraguay io ero fiducioso. Avevamo fatto un buon esordio, secondo me”, con queste parole Cannavaro ha iniziato la sua lunga chiacchierata con i giornalisti presenti. Il capitano azzurro ha analizzato questo insuccesso, ha cercato le cause che hanno portato ad una figuraccia così eclatante, ha indicato la via per la rinascita della nazionale italiana.

Il calcio è fatto di episodi, Cannavaro individua nel pareggio contro la Nuova Zelanda la causa principale dell’eliminazione e non solo per una questione di punti non conquistati:

“Non aver vinto contro di loro ci ha dato paura e troppa insicurezza. Ieri questo stato d’animo si è visto. Non eravamo sereni perché sapevamo che dovevamo vincere a tutti i costi. È stato un primo tempo bruttissimo, e nel secondo tempo abbiamo fatto poco di più. Nelle prime due partite abbiamo avuto difficoltà evidenti a far gioco ma ieri è stata di gran lunga la partita peggiore. È difficile spiegare cosa sia successo ieri, siamo passati dall’essere campioni del mondo all’essere eliminati al primo turno in un girone non insuperabile”.


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Cannavaro punta poi il dito contro il sistema calcio italiano, il fallimento mondiale è solo la punta visibile dell’iceberg, il grosso però è sotto la superficie:

“Ogni paese ha i suoi problemi e io è da un po’ che lo vado dicendo: il nostro meccanismo deve cambiare perché basta vedere i nostri stadi e la nostra cultura calcistica per capire che qualcosa non va. E poi bisogna investire sui giovani perché se tu non investi nelle risorse umane, poi vai ad affrontare un Mondiale dopo che ne hai vinto uno e fai una grande fatica a ripeterti sugli stessi livelli. Quando indossi una maglia con quattro stelle e sei obbligato a vincere la pressione ce l’hai in automatico. Noi ci siamo resi conto che c’era troppo timore di giocare, c’era troppa tensione e questo è un peccato perché quando giochi a calcio e sei troppo nervoso non sei abbastanza lucido. Se queste partite le avessimo giocate in altri contesti le avremmo vinte tutte e tre senza problemi”.

Inevitabile anche l’argomento degli assenti, dopo la sconfitta di ieri i nomi di Antonio Cassano e Mario Balotelli sono stati pronunciati da milioni di italiani, Fabio Cannavaro non crede che con un paio di persone in più sarebbe andato tutto diversamente:

“Cassano e Balotelli? Con tutto il bene che voglio ad Antonio abbiamo fatto due Europei con lui e non li abbiamo vinti. Mario è giovane e deve ancora dimostrare il suo valore. Il mister ha fatto il suo lavoro come nel 2006 ma a volte le cose vanno bene e a volte no. Noi ci mettiamo la faccia e siamo tutti dispiaciuti. Ora da questa sconfitta dobbiamo guardare al futuro e cercare di migliorarci”.

Peccato che per il difensore napoletano il futuro dell’Italia non è affatto roseo, siamo alla fine di un ciclo caratterizzato da una generazione particolarmente ricca di grandi calciatori e non sarà facile ricostruire tutto da capo:

“Se restiamo come stiamo oggi ci mettiamo altri 25 anni per rivincere un mondiale e questo sarebbe una grave mancanza per un paese che vive di calcio. In giro altri Totti e Del Piero non ci sono, non vedo fenomeni pronti a rimpiazzarli. I ricambi sono pochi. Prandelli è un bravo allenatore e sa dove andare a lavorare. L’Italia però non sta fornendo materiale come accadde con la mia generazione. Oggigiorno dobbiamo riflettere sul fatto che ricostruire non è semplice. Il calcio è fatto di cicli: in questo momento abbiamo giocatori buoni ma non di prima fascia perché se siamo usciti al primo turno vuol dire che in giro non ci sono fenomeni”.

Finisce così la carriera in nazionale di Fabio Cannavaro che saluta tutti e si augura che la nazionale sappia rialzarsi rapidamente:

“Ora per me è arrivata l’ora di salutare, ho fatto una buona carriera, ho dato tanto, ho giocato tantissime partite a volte buone, a volte meno buone ma questo fa parte della carriera di un giocatore. Anche Maldini nel 2002 dopo il Mondiale coreano ha subito tante critiche da capitano e poi è tornato ad essere protagonista. Fa parte del nostro ruolo. Per ricostruire dobbiamo ripartire dai giovani. Il futuro è lì, dobbiamo voltare pagina e sperare che i club capiscano che il fallimento della nazionale è anche il loro. Abbiamo vinto una Champions ma all’Inter di italiani ce n’erano pochi”.

Conclusione amara quella dell’ormai ex capitano della nazionale. Il calcio italiano deve riflettere però sulle parole di questo giocatore che nel corso della sua carriera ha dato tantissimo al nostro paese. Molti pensavano che con calciopoli si fosse toccato il fondo, il 2006 invece ha rappresentato soltanto la fine di un periodo fortunato per il nostro calcio. Come ha detto Cannavaro non bisogna farsi ingannare dalla stagione trionfale dell’Inter, il calcio tricolore è davvero messo male e ci sarà bisogno dell’impegno di tutti affinché questo sport, amato da milioni di italiani, possa tornare ai livelli che meriterebbe.

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