Stadi, anche Wembley passa al sintetico

L’ultima finale di Fa Cup andata in scena a Wembley, l’accesa sfida tra Chelsea e Portsmouth, ha mostrato al mondo intero un manto erboso, quello dello storico impianto londinese, al limite della praticabilità (Terry: “Mai giocato su un terreno così“): da quando la “casa del calcio” è stata restaurata, nel 2007, i giardinieri addetti al


L’ultima finale di Fa Cup andata in scena a Wembley, l’accesa sfida tra Chelsea e Portsmouth, ha mostrato al mondo intero un manto erboso, quello dello storico impianto londinese, al limite della praticabilità (Terry: “Mai giocato su un terreno così“): da quando la “casa del calcio” è stata restaurata, nel 2007, i giardinieri addetti al terreno di gioco hanno dovuto cambiare l’erba per ben dieci volte. Un problema noto anche alle nostre latitudini con stadi quali San Siro, Marassi e Bentegodi spesso ridotti a campi di patate.

Così in Inghilterra sono corsi ai ripari, sfruttando una metodologia che è già di altri impianti britannici, olandesi e del Santiago Bernabeu: no, non stiamo parlando del sintetico integrale ma del Desso Grassmaster, un particolare tipo di erba per così dire potenziata, per cui al verde naturale verranno alternate fibre artificiali che rappresentano il 3% del totale, ma che aiuteranno l’erba “vera” a crescere meglio e con facilitazioni su drenaggio e tenuta. Il nuovo manto verrà inaugurato il prossimo 8 agosto per la Supercoppa tra Chelsea e Manchester United.

Dicevamo, già altre società hanno sfruttato, con ottimi risultati, questo metodo: sia il Mbombela Stadium che il Mokaba Stadium, ammirati agli scorsi Mondiali, facevano uso di Desso, così come gli stadi di Arsenal, Liverpool, Tottenham, City e West Ham, per citarne solo 5 su 11. E poi Anderlecht, Real Madrid, Feyenoord, Rosenborg e poche altre, per un totale che non supera le 20 unità. Altro discorso per il sintetico totale, non vietato dalla Fifa e dall Uefa ma neanche visto di buon occhio: il Luzhniki Stadium ospitò tre anni fa una delle prime partite internazionali, qualificazioni europee tra Russia e Inghilterra, su un manto totalmente artificiale.

Ma per la finale di Champions tra Manchester e Chelsea, nel 2008, la UEFA impose ai giardinieri russi di mettersi al lavoro affinché riportassero il terreno dello stadio della capitale in condizioni “naturali”. In ogni modo soprattutto alle alte latitudini, dalla Norvegia (il Bodo Glimt, ad esempio) alla Finlandia, fino a molti impianti russi, il sintetico è legale e anche ben visto, così come in alcune realtà più meridionali: il più famoso esempio è lo stadio del Salisburgo, in Austria, ma anche in Italia c’è qualche caso come il Menti di Castellammare di Stabia o il Bianco di Gallipoli.