La partita della domenica a pranzo, la Chiesa condanna: voi che ne pensate?


Chievo contro Inter, Quaresma contro Pinzi, gennaio scorso: al Bentegodi si giocava all'ora di pranzo, come accaduto a un'insolita Atalanta - Fiorentina, ore 13, nove mesi prima. E ancora, un famoso Parma - Juve del millennio scorso, ma anche tante partite di Serie B della stagione 2009/2010, col Torino primatista delle partite di mezzodì. Quest'anno sarà lo stesso, sarà sempre più calcio spezzatino tra gare al venerdì o al lunedì, e spesso vedremo due squadre battersi quando gli italiani saranno coi piedi sotto il tavolo, a mangiare. In Inghilterra succede più o meno da sempre, tanto più in giorni festivi come il 26 dicembre, Santo Stefano.

Ma da noi gli esperimenti si contano sulle dita di due mani e hanno sempre suscitato perplessità: per i tifosi che vanno allo stadio, per gli atleti che devono allenarsi già da qualche giorno prima a orari mattinieri (e il giorno della partita sono costretti a mangiare pastasciutta alle 10), per i semplici calciofili che vorrebbero godersi il ragù e una chiacchiera in famiglia senza doversi preoccupare di gufate e fuorigioco. E pare che anche la Chiesa ha qualcosa da ridire, così parla il vescovo di Fidenza Carlo Mazza: "Mettersi davanti agli schermi alle 12:30, quando si va a pranzo o ci si prepara per andare a pranzo, a me pare un'invasione di campo". (Sondaggio)

Il religioso argomenta concentrandosi sulla famiglia: "Credo che quest'anticipo sia veramente deleterio, in tutti i modi, sia per quanto riguarda i calciatori che scendono in campo, sia per la famiglia, che è il problema più grande. La famiglia è uno snodo importantissimo, non possiamo 'svenderlo' ad altri eventi" ha ribadito il monsignore. Religione e famiglia a parte, ai semplici appassionati di calcio che tifano o meno per la squadra impegnata a mezzogiorno, piace una partita a quest'ora?

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