Balotelli parla da Citizen: “Al City per crescere”

Al City of Manchester ieri è stato tempo di presentazioni: seduto accanto al suo ex e, ora, attuale allenatore, il nuovo numero 45 dei Citizens, disteso in volto e per niente emozionato, un ventenne di colore che parla bresciano e che pare pronto per la sua nuova avventura in Inghilterra. Al Manchester City è arrivato


Al City of Manchester ieri è stato tempo di presentazioni: seduto accanto al suo ex e, ora, attuale allenatore, il nuovo numero 45 dei Citizens, disteso in volto e per niente emozionato, un ventenne di colore che parla bresciano e che pare pronto per la sua nuova avventura in Inghilterra. Al Manchester City è arrivato Mario Balotelli: “Era da tanto che volevo venire a Manchester. Tante squadre mi hanno cercato quest’estate, ma io volevo venire qui, penso che sia l’ambiente giusto per crescere. Mancini? La sua presenza è stata fondamentale per farmi scegliere questa squadra. So di avere tutta la sua fiducia, ora lo devo ripagare. Senza di lui non sarei qui“.

Il giorno prima, in un eccesso di precisione, aveva addirittura quantificato i meriti del Mancio per la sua dipartita da Milano fino alla città mancuniana: 65 per cento. E ora che è a tutti gli effetti un giocatore del City, vuole dimostrare tutto quel valore che, probabilmente, con l’Inter ha saputo solo far intravedere, potenzialmente: “Penso che mi troverò bene qui, per un attaccante è più facile, non ci sono tanti tatticismi come in Italia“. Dalla maglietta scagliata in terra, semifinali di Champions contro il Barcellona, SuperMario ha ammesso non ha avuto più vita facile con stampa e tifosi, non con compagni e Moratti: “Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui. Mi piacerebbe incontrarlo in giro per offrirgli da bere“. E di Mourinho non vuole parlare.

No, perché checché se ne dica lui è un ragazzo normale, altro che bad boy: “Ma no, sono solo un po’ vivace” e anche moderatamente colto, dato che ha ammesso di sapere già l’inglese ma di non sentirsi ancora pronto di parlarlo di fronte a tante persone (anche se a un certo punto ha sfoderato un sicuro “I don’t care about this“). Al suo fianco il mentore Mancini, anche lui testolina piuttosto calda sul rettangolo verde: “Chi non aveva un carattere un po’ particolare a vent’anni? Conosco molto bene Mario, l’ho fatto debuttare in Serie A quando aveva 17 anni, ho lavorato per un anno e non ho mai avuto problemi con lui. La sua cattiva reputazione è una grande ingiustizia. Ha un carattere un po’ forte, ma del resto con venti angeli non si può vincere la Premier League. Mario ha tutto per sfondare in Inghilterra e diventare uno degli attaccanti più forti del mondo“. Staremo a vedere.