Ancelotti – Mourinho – Capello: triplo intreccio verbale

Si sono pungolati, fuori e dentro il campo, Mourinho e Ancelotti non si sono mai andati a genio, l’un l’altro. Eppure il tecnico di Reggiolo è tipo che difficilmente si può voler male: picche, lo Special One portoghese prima lo punzecchiava da allenatore del Milan, poi anche da trainer del Chelsea, “accusandolo” per così dire


Si sono pungolati, fuori e dentro il campo, Mourinho e Ancelotti non si sono mai andati a genio, l’un l’altro. Eppure il tecnico di Reggiolo è tipo che difficilmente si può voler male: picche, lo Special One portoghese prima lo punzecchiava da allenatore del Milan, poi anche da trainer del Chelsea, “accusandolo” per così dire di scopiazzare pedissequamente tecniche e modi di allenamento che aveva portato a Stamford Bridge proprio il lusitano. Ora però c’è la pace: no, amici mai, ma rispetto sì. Lo rivela proprio Ancelotti: “Prima dell’andata di Champions tra Inter e Chelsea abbiamo chiamato una tregua. Ci siamo incontrati in un corridoio di San Siro e abbiamo fatto un patto: ‘niente più battibecchi, niente più polemiche’“.

Il brizzolato “mister” di Reggiolo ha ammesso che l’archivio del collega per gli allenamenti gli è stato utile più di una volta (“per cui merita totale e profonda attenzione“), rivelando poi che i suoi “sentimenti” nei confrondi dell’attuale guida del Real Madrid sono mutati da quando ha cambiato aria, traslocando a Londra. “Quando ho vinto la Premier League, mi ha scritto in un sms ‘Champagne’. Quando lui ha vinto lo scudetto in Italia, gli ho risposto ‘Champagne. Ma non troppo’. Non penso che saremo mai amici ma ora tra di noi c’è un sincero e reciproco rispetto“, anche se poi Carletto ha ammesso che ancora ripensa con rimpianto alla sconfitta proprio contro l’Inter in Champions. Precisando: contro l’Inter, non contro Mourinho.

Anche il tecnico di Setubal ha parlato in questi giorni, anch’egli tirando in ballo Ancelotti; Mou ha dichiarato infatti di avere tre obiettivi: vincere col Portogallo, conquistare la Champions con tre club diversi (impresa riuscita a nessuno, a quota due il defunto Ernst Happel e il tedesco Ottmar Hitzfeld) e portare a casa i tre campionati più prestigiosi d’Europa: “In questo momento, Fabio Capello ha vinto quello italiano e spagnolo; Carlo Ancelotti ha vinto quello inglese e l’italiano, e io, l’inglese e l’italiano. Capello, se non torna in un club, come dice lui, non ci riuscirà. Ci siamo solo io e Carlo, e non so se squesto sia tra gli obiettivi di Carlo“.

E tornando all’Ancelotti – pensiero, ma allacciandoci a quel Fabio Capello tirato in ballo da Mou, ecco cosa ne pensa l’allenatore del Blues in merito alle critiche che la stampa britannica sta riservando impietosamente al collega di Pieris dal Mondiale in poi: “Ma sono critiche ingiuste. Tutti devono rispettare Capello, non solo come allenatore ma anche come persona. Capello è un vincente, ha vinto dovunque, ha vinto a Madrid, in Italia è quello che ha vinto di più tra Milan, Juventus e Roma. E’ l’allenatore numero uno. E’ la sua prima esperienza in una nazionale e aveva fatto benissimo fino ai Mondiali“.

E ancora: “Prima di allora era il migliore, adesso lo dipingono come il peggiore. Ma Capello è stato un allenatore fantastico e lo dimostrerà ancora un futuro. Lo hanno ‘tradito’ i giocatori? Non lo so, ma c’erano molte aspettative sull’Inghilterra. Penso che abbiano avuto dei problemi fisici, il giocatore più importante, Rooney, non era al 100%“. E saggia all’inverosimile la sua chiosa finale sul caso Rooney: “A me non interessa se un giocatore va a dormire alle 20 o a mezzanotte, mi interessa solo che faccia del suo meglio in allenamento e in campo. Non sono un poliziotto, non mi immischio nella vita privata dei giocatori ed è difficile giudicarli perché non voglio che gli altri giudichino la mia vita privata“.