La partita a ora di pranzo: impazzano le polemiche

La questione è delicata, e va affrontata da diversi punti di vista; prima però concediamoci un po’ di sana cronaca, raccontando (anche attraverso la voce dei protagonisti) lo scialbo 0-0 di ieri tra Bari e Cagliari, una partita evidentemente condizionata dal caldo infernale (quasi 35°, umidità al 90%) che alla fine ha penalizzato il pubblico,



La questione è delicata, e va affrontata da diversi punti di vista; prima però concediamoci un po’ di sana cronaca, raccontando (anche attraverso la voce dei protagonisti) lo scialbo 0-0 di ieri tra Bari e Cagliari, una partita evidentemente condizionata dal caldo infernale (quasi 35°, umidità al 90%) che alla fine ha penalizzato il pubblico, le velleità di vittoria delle due squadre e messo in pericolo l’incolumità stessa dei calciatori impegnati. Parla mister Ventura per il Bari: “E’ dura giocare con questo caldo. Alla fine risultano penalizzati i tifosi perché‚ non assistono ad un bello spettacolo. Al posto dei calciatori, farei sciopero contro questa decisione“.

Più agguerriti i sardi, per bocca dell’allenatore Bisoli e del presidente Cellino; partiamo dal primo: “Il caldo è stato determinante oggi. Ho dovuto cambiare Pinardi e Acquafresca perché debilitati dall’afa del San Nicola. Sarà un caso, ma ho cambiato gli unici due giocatori che non avevano mangiato pastasciutta prima della partita. Acquafresca ha avuto problemi allo stomaco mentre Pinardi, addirittura dopo 20 minuti, si è avvicinato alla panchina e ci ha detto che respirava a fatica“. Non le ha mandate a dire neanche Cellino, che si è mostrato piuttosto seccato di fronte a microfoni e telecamere Sky.

Il gran caldo ha pesantemente condizionato la partita. Sento parlare molto in questi giorni di sciopero del calciatori: fossi in loro sciopererei per cose del genere. Non so se questo cambio d’orario sia dipeso da voi ma giocare a quest’ora è stato un sacrificio immenso. A parte il caldo, giocare a quest’ora condiziona anche il regime alimentare” il pensiero del vulcanico, ma raramente banale, numero uno cagliaritano. Insomma, perché questa partita alle 12 e 30? Chi ci guadagna e chi viene invece penalizzato? Analizziamo innanzitutto i motivi: le televisioni e il mercato dell’Estremo Oriente.

La partita a quell’ora prende spunto dall’abitudine, consolidata, che hanno in Inghilterra, il tutto per favorire i fusi orari di Cina e Giappone, ma anche per mettere fieno nella cascina degli ascolti tv, anche ai nostri meridiani. Le differenze con la Premier però sono due: primo, a metà settembre non fa così caldo alle latitudini d’Albione, secondo, la FA sceglie partite di cartello per esportare alla meglio il prodotto calcistico (la prossima sarà, per dire, City – Chelsea). La Serie A invece si concede un Cesena – Napoli (la prossima), ma mai le big principali (solo una volta l’Inter, fin dove sono stati decisi questi anticipi).

Con la conseguenza di sfavorire magari le squadre di medio lignaggio, a prescindere dalle temperature (a Brescia, sette giorni prima, non si stava malaccio) che si abbasseranno di qui a poco: perché è importante anche il fattore alimentazione, come accennato da Bisoli, con giocatori riluttanti a trangugiare pasta alle 9 e 30 del mattino (sarebbe interessante, al proposito, sapere le abitudini in Inghilterra). Per cui i pro per tifosi con occhi a mandorla e europei ci sono, ma anche controindicazioni: si può anche giocare a pranzo, ma a patto che lo facciano tutte le squadre e che sia per lo meno autunno.

I Video di Calcioblog