Osvaldo Bagnoli: il genio dimenticato

Stadio Meazza di Milano, quinta giornata di ritorno del campionato 1993-94. L’Inter di Bagnoli affronta la Lazio di Dino Zoff e conduce per una rete a zero grazie ad uno splendido gol di Ruben Sosa. 88° minuto, rigore per la Lazio, Signori pareggia. Appena il tempo di mettere la palla al centro e Di Matteo

Stadio Meazza di Milano, quinta giornata di ritorno del campionato 1993-94.
L’Inter di Bagnoli affronta la Lazio di Dino Zoff e conduce per una rete a zero grazie ad uno splendido gol di Ruben Sosa.
88° minuto, rigore per la Lazio, Signori pareggia. Appena il tempo di mettere la palla al centro e Di Matteo tira da 30 metri. Zenga, ingannato dal rimbalzo, viene trafitto per la seconda volta in due minuti.
A fine gara Ernesto Pellegrini esonera Bagnoli e l’Osvaldo dice basta col calcio.
Osvaldo Bagnoli è uno dei personaggi più trascurati della storia del calcio, eppure i sui meriti sono indiscutibili.
Bagnoli vince lo scudetto col Verona (un’impresa paragonabile ad una eventuale vittoria della Cina ai campionati del mondo di calcio) arriva in semifinale di Coppa Uefa col Genoa nel 1992, torneo nel quale batte il Liverpool ad Anfield Road (impresa mai riuscita ad un’italiana).
La prima Inter di Bagnoli, quella del 1992-93, è forse la più bella Inter degli anni ’90, di sicuro quella che giocava meglio.

Eppure la sua uscita di scena è passata praticamente inosservata.
La spiegazione di tutto questo è che nel calcio moderno quello che conta di più è sapersi vendere alle telecamere, e l’Osvaldo davanti al microfono era lo specchio di quello che aveva in dentro, e questo spesso da fastidio. La schiettezza come pregio è stata in parte rivalutata solo negli anni successivi.
Anche in questo Bagnoli era avanti con i tempi.

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