Quella strana coincidenza

Era la notte del 30 maggio del 1984 e all’Olimpico andava di scena la finale di coppa dei campioni tra la Roma di Liedholm e il Liverpool. Andava di scena quella che è stata la partita più importante della storia calcistica della squadra giallorosa e per di più si giocava a Roma. Non si doveva

Era la notte del 30 maggio del 1984 e all’Olimpico andava di scena la finale di coppa dei campioni tra la Roma di Liedholm e il Liverpool.
Andava di scena quella che è stata la partita più importante della storia calcistica della squadra giallorosa e per di più si giocava a Roma. Non si doveva e non si poteva perdere.
Invece quella notte accadde l’incredibile, il Liverpool mise in campo tutto il suo cinismo e tutta la sua esperienza e rispondendo colpo sul colpo agli attacchi dei giallorossi riusci ad arrivare indenne ai calci di rigore, dove grazie soprattutto alle sceneggiate del suo portiere Grobbelaar riuscì ad avere la meglio.
La Roma dei campioni del mondo Conti e Graziani, di Paulo Roberto Falcao, di Toninho Cereso ma soprattutto la Roma del capitano Agostino Di Bartolomei si arrende e lascia il campo tra le lacrime degli ottantamila sostenitori.
Passano dieci anni e il 30 maggio 1994, Di Bartolomei si toglie la vita.
lo fa esattamente dieci anni dopo, e i motivi ancora non li conosce nessuno.

Si sono ipotizzati guai finanziari, si è parlato di crisi depressiva, si è addirittura ipotizzato un’omicidio, ma di questa strana coincidenza pochi hanno parlato.
Io credo che Ago sapesse ciò che stava per fare e che la scelta del giorno sia tutt’altro che casuale.
La storia di Di Bartolomei è senz’altro una delle storie più misteriose del calcio italiano, di cui si è parlato pochissimo nel corso degli anni e che è stata anche ripresa dal regista napoletano Paolo Sorrentino nel suo
primo film intitolato “L’uomo in più”.
Di sicuro il silenzioso Di Bartolomei era un personaggio da romanzo.