Scricchiolii in casa Inter: i casi di Muntari, Maicon e Chivu


Dopo la scorpacciata del "triplete" molti tifosi interisti, ma anche addetti ai lavori, pensarono subito dopo la difficoltosa digestione: e ora? L'Inter qualche mese fa aveva appena vinto tutto, dove trovare gli stimoli per continuare a far sognare i propri sostenitori? Di sicuro un punto di partenza non era quello di cedere il condottiero di mille battaglie, ossia José Mourinho: tant'è, lo Special One fu il primo a volere altri stimoli e dopo il trionfo di Madrid, proprio qualche ora dopo, era già con la dirigenza del Real per definire i dettagli per il suo passaggio nella capitale spagnola. Piuttosto alcuni giocatori, spremuti, capaci di moltiplicare il loro valore di mercato, ecco forse era quella la chiave per tenere vivo il fuoco: cederli.

Non tutti, per carità. Ma qualcuno sì. E invece Massimo Moratti, col suo fido scudiero Marco Branca, ha adottato una strana tattica: zero acquisti, zero cessioni (a parte Mou e il prezioso collante tra dirigenza e spogliatoio Lele Oriali), in panchina un gentiluomo che risponde al nome di Rafa Benitez. Un allenatore preparato e ambizioso, non un generale come il predecessore, garbato e poco avvezzo a far la voce grossa; ma con determinati giocatori a volte serve, per tenere unita la rosa, per farli rendere più di quanto valgono, in poche parole: per vincere. Prescindiamo da Milito, decisivo in ogni singola competizione la stagione scorsa e quest'anno ancora il gemello sbiadito; mettiamolo da parte l'argentino, è un tipo tosto e anche quest'anno saprà essere determinante. Ma altri giocatori, beh, altri valeva la pena fargli cambiare aria.

Maicon ad esempio: stagioni su stagioni a macinar chilometri sulla destra, uno dei terzini più forti del mondo che arrivò dal Principato di Monaco per una manciata di euro. Voleva seguire Mourinho al Real, alla fine non se n'è fatto niente. E lui ha pochi stimoli, sale di meno, bacchetta il proprio allenatore che non velocizza la sostituzione dell'infortunato Biabiany contro la Juve, in fin dei conti si sta nuovamente svalutando (relativamente, eh!) ed è anche in rottura col suo storico agente Caliendo. Oppure Chivu, che bacchetta Eto'o a Roma, che viene saltato sistematicamente da Krasic una settimana dopo, ora anche deferito per gli sciagurati gesti rivolti al popolo romanista nel maggio scorso all'Olimpico. E che dire di Muntari, a un passo dal Tottenham in estate ma rimasto alla Pinetina?

Sempre contro la Juve domenica sera, Muntari non è stato mandato neanche in panchina; spedito in tribuna da Benitez, il ghanese ha pensato bene di lasciare l'impianto meneghino e andarsene a casa. Non un bel gesto, oggi il mediano si è così spiegato: "Andare via? Perchè no? Sono un calciatore, non qualcuno a cui basta prendere uno stipendio. Amo il calcio, sono ambizioso e voglio giocare ogni giorno. Il mio posto non è la tribuna, ma il campo" ha detto alla britannica SkySports. Il suo nuovo terreno di gioco, chissà forse già da gennaio, potrebbe essere quello del Withe Hart Lane di Londra, per vestire la casacca bianca del Tottenham (era ora!). Ma intanto è ancora all'Inter, e la sua situazione non è certo corroborante per un gruppo di giocatori che l'anno scorso ha vinto tutto.

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