Calciopoli: Il teste Moratti non serve più, processo al capolinea?


Il 1 ottobre Massimo Moratti doveva essere a Napoli, convocato dagli avvocati di Luciano Moggi, ma era "impegnato" a New York. La presenza del presidente dell'Inter, da sempre il grande accusatore dell'ex dg della Juventus, nell'aula di tribunale dove si stabilisce la verità su Calciopoli doveva essere il grande coup de theatre degli avvocati Prioreschi e Trofino e gli impegni a stelle e strisce non sarebbero valsi per sempre.

L'udienza, spenti parzialmente i riflettori dei media dopo la notizia delle defezione di Moratti, è stata ancora più interessante. Un autentico fuoco di fila, testimoni in sequenza che demoliscono la tesi accusatoria (con il Pm Narducci e i suoi colleghi che spesso rinunciano a contro interrogare), da Giancarlo Abete ad ex arbitri e giornalisti accusati indirettamente di aver partecipato al presunto tarocco dei sorteggi.

Il presidente, Teresa Casoria, appare stanca. Gli elementi per arrivare ad un giudizio ormai ci sono, lo fa capire agli avvocati della difesa che accettano di tagliare i testimoni, compreso il presidente Moratti. Prioreschi, e colleghi, sono convinti di essere riusciti ad insinuare nel giudice molto più del "ragionevole dubbio" che Calciopoli non sia andata come la giustizia sportiva, i quotidiani e mezza italia da bar dello sport hanno raccontato e, in alcuni casi dolosamente, continuano a raccontare.

Anche la Gazzetta dello Sport, molto più timidamente di qualche anno fa e solo dopo le "sollecitazioni" John Elkann, consigliere Rcs, è tornata a parlare di intercettazioni. Stavolta si tratta di quelle, trascritte e certificate dal perito del Tribunale, della cosiddetta Calciopoli 2. Per intenderci sono quelle telefonate "dimenticate" dai carabinieri guidati dal tenente colonnello Auricchio nelle quali l'allora presidente nerazzurro Facchetti veniva informato in anticipo (roba che nemmeno il mefistofelico Moggi) delle designazioni dei guardalinee e chiedeva di "mettere Collina" nell'urna, magari anche bypassando il sorteggio.

L'impressione è che, nel silenzio e senza titoli a nove colonne, il tribunale di Napoli si appresti a riscrivere la storia del più grande scandalo calcistico italiano, quello che nel 2006 ha ribaltato a tavolino i rapporti di forza del nostro campionato. Non resta che attendere, ma ora che il verdetto si avvicina una domanda più importante rischia di arrivare a destabilizzare nuovamente il mondo del calcio.

Come, e soprattutto chi, risarcirà i colpevoli di allora quando saranno riabilitati dalla giustizia?

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