Stankovic e compagni salutano gli Ultras con le tre dita


C'è un ulteriore elemento, ancora non divulgato in maniera chiara dai media mainstream, che offre un ulteriore elemento di riflessione sulla situazione determinatasi stasera durante il caos che ha portato alla sospensione della gara fra Italia e Serbia. Come già detto gli ultras serbi hanno aggredito e minacciato i giocatori introducendosi nel pullman che portava la nazionale allo Stadio Marassi. In quei concitati momenti il portiere titolare Vladimir Stojković sarebbe stato colpito da un petardo. Stojkovic, non è chiaro se per il timore o perché stordito dal bengala, era stato relegato in tribuna.

Dopo le intemperanze con lancio di fumogeni, il falò di una bandiera albanese e l'esposizione di alcuni striscione inneggianti alla riannessione del Kosovo alla Serbia (tutti temi cari alla destra ultranazionalista), l'inizio della partita è stato posticipato. La Uefa, nonostante i 30 minuti di ritardo, ha imposto l'inizio della gara. Quando i giocatori hanno ultimato il riscaldamento si sono riuniti a centrocampo, dopo un breve conciliabolo sono stati guidato dal loro capitano, Dejan Stankovic, sotto il settore che ospitava gli ultras.

A quel punto tutti o quasi gli 11 giocatori hanno applaudito e hanno salutato il pubblico con le tre dita. Si tratta di un saluto, in passato indicante la trinità nella religione ortodossa, ma anche simile a quello che le SS naziste rivolgevano alla bandiera del Fuhrer, che negli ultimi anni è stato fatto proprio dalla destra nazionalista serba. Sull'episodio ognuno è libero di farsi la propria opinione, ma azzardando un'analogia si potrebbe dire che è esattamente come se i giocatori di una squadra con degli ultras di estrema destra andasse a salutare con il braccio teso la curva per calmare gli animi. Cosa diremmo in quel caso?

Italia - Serbia: partita sospesa
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