Disordini a Genova: la UEFA dura con la Serbia, ma critica anche l'Italia


La scempiaggine andata in scena ieri sera allo stadio Marassi di Genova non è piaciuta (e ci sarebbe mancato altro!) alla Uefa che stamani si è riunita di prima mattina coi suoi massimi esponenti, Platini compreso, nel proprio quartier generale di Nyon. C'è da decifrare il comportamento del massimo organisimo calcistico continentale che avrà di che lavorare nei prossimi giorni per stabilire ammende, squalifiche e quant'altro. Di certo sarà punita pesantamente la Serbia, si prospetta lo 0-3 a tavolino e l'obbligo di giocare le restanti partite delle qualificazioni lontano dal Paese e a porte chiuse.

La ventilata, o meglio ipotizzata, eventualità di un'esclusione di Stankovic e compagni (e delle squadre di club serbe) dalle competizioni europee pare al momento scongiurata, per motivi politici e per equilibri in seno alla Uefa di indubbia delicatezza. Ma a parte l'ovvia mano pesante (nei limiti del ragionevole) nei confronti del calcio serbo, c'è anche da tirare le somme circa il comportamento del delegato Uefa di nazionalità georgiana (che ha dichiarato di aver temuto l'Heysel ma che è stato sostanzialmente bocciato) e dell'arbitro, invece lodato per il coraggio di sospendere la partita. E poi c'è da valutare la posizione dell'Italia stessa, non esente da colpe e che rischia anch'essa qualche sanzione.


Foto: Arrestato Ivan, il capo degli ultras serbi
Foto: Arrestato Ivan, il capo degli ultras serbi
Foto: Arrestato Ivan, il capo degli ultras serbi
Foto: Arrestato Ivan, il capo degli ultras serbi
Foto: Arrestato Ivan, il capo degli ultras serbi


Foto Incidenti Ultras Serbia a Genova
Foto Incidenti Ultras Serbia a Genova
Foto Incidenti Ultras Serbia a Genova
Foto Incidenti Ultras Serbia a Genova
Foto Incidenti Ultras Serbia a Genova


Italia - Serbia: partita sospesa
Italia - Serbia: partita sospesa
Italia - Serbia: partita sospesa
Italia - Serbia: partita sospesa
Italia - Serbia: partita sospesa

Addirittura c'è la possibilità di giocare le prossime partite, una o forse due, a porte chiuse per evidenti responsabilità oggettive: non sono funzionate le zone di prefiltraggio e di filtraggio, al Ferraris è entrato un arsenale di guerra e anche fuori lo stadio si è fatto poco per contenere le poche decine di balordi. Che hanno potuto così agire con relativa calma: "Non possiamo dire ancora nulla in previsione dell'inchiesta che sarà portata avanti dalla Commissione disciplinare, ma ricordo che i nostri regolamenti prevedono non soltanto una sanzione per azioni premeditate da parte di una delle due tifoserie ma anche una corresponsabiltà della federazione ospitante per non aver adeguatamente garantito l'ordine pubblico" ha riferito un portavoce dell'Uefa.

Crucci in meno per Platini, vero artefice della bocciatura italiana per gli Europei del 2016 con assegnazione alla Francia: se sono bastati un paio di centinaia di esaltati per mettere paura, ansia e agitazione ad una città intera, vuol dire che qualche falla nei sistemi di prevenzione c'è. E questo, checché gli hooligans serbi si siano comportati da animali, non ci fa per niente onore.

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