Prova TV - Bestemmie in campo, Bovo e Antonini impuniti (Video)


La prova Tv nel calcio fu introdotta il 18 Settembre del 1999 quando per la prima volta la Figc consentì al giudice sportivo di punire il calciatore del Perugia Ibrahim Ba con tre turni di squalifica, poi ridotti a due, per una testata rifilata a Fabio Macellari, durante la partita Perugia - Cagliari terminata 3-0 per gli umbri, non vista dall'arbitro Collina. D'allora ci sono stati diversi casi nei quali il giudice sportivo ha deciso di punire dei calciatori che, non visti dagli arbitri in campo, avevano infranto il regolamento. La norma fu poi riformata nel 2002 a causa degli eccessivi problemi di difformità di giudizio dovuti al fatto che erano le televisioni a segnalare gli episodi da sottoporre alla prova Tv e non la Federcalcio stessa.

Fu istituita una commissione formata da 30 periti che aveva il compito di segnalare gli episodi da sottoporre al giudice sportivo avendo facoltà "di utilizzare, quale mezzo di prova, le riprese televisive di Telepiù e di Stream (le due pay-tv dell'epoca n.d.r.) e, per i campi dove la pay-tv non opera, la bassa frequenza della RAI, se avrà le telecamere". Dal 2002 quindi dovrebbero essere la Figc stessa a controllare le partite senza bisogno di segnalazioni, ma alla fine, nella sostanza, non è mai andata veramente così. Solo nel caso in cui siano le televisioni a dare risalto ad un episodio il giudice sportivo chiede gli vengano fornite le immagini, altrimenti passa tutto in cavalleria. Con questo sistema i veri giudici sportivi diventano i moviolisti delle varie Tv e non l'autorità preposta a controllare e sanzionare i calciatori.


Negli ultimi due turni di campionato abbiamo avuto la dimostrazione di come il meccanismo non funzioni a dovere. Due settimane fa il giudice sportivo ha giustamente squalificato lo juventino Krasic per una plateale simulazione in area di rigore che ha ingannato l'arbitro De Marco. Ma la prova tv viene utilizzata sempre quando serve, oppure soltanto su spinta dei moviolisti? L'ipotesi più credibile è francamente la seconda. Nell'ultimo turno di campionato, ad esempio, nessuna televisione ha dato risalto a due bestemmie pronunciate in campo da Bovo del Palermo e da Antonini del Milan mentre erano ripresi dalle telecamere e infatti non è arrivata nessuna sanzione da parte del giudice sportivo Tosel che casualmente ha "bucato" gli episodi.

Probabilmente la norma anti-bestemmie approvata nel febbraio scorso dal consiglio federale è una delle più grandi fesserie mai pensate, ma se una regola esiste va rispettata e se ciò non avviene devono arrivare i provvedimenti. Cosa dovrebbero dire Di Carlo e Lanzafame, allora rispettivamente tesserati con Chievo e Parma, che furono puniti con la squalifica di un turno per aver bestemmiato nella prima giornata in cui entrava in vigore questa norma? L'episodio più clamoroso dei due è naturalmente quello di Bovo perché il guardalinee ha verosimilmente sentito l'espressione ingiuriosa, ma poi inspiegabilmente non ha richiamato l'attenzione dell'arbitro.

Questa volta Antonini e Bovo non sono stati puniti. Se nella prossima giornata però un giornalista televisivo dovesse evidenziare un'infrazione del regolamento da parte di un altro giocatore o allenatore, inducendo Tosel a ricorrere alla prova Tv, questi non avrebbe giustamente il diritto di arrabbiarsi? Così non va. E' il caso che il giudice sportivo inizi ad utilizzare la prova tv in maniera più equa e non solo su segnalazione delle televisioni che hanno invece il compito di raccontare il calcio, non di giudicarlo.

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