Manchester City al terzo ko di fila, Mancini: "Non me ne vado"


Imperturbabile, fiero, contro la stampa che ormai gioca al tiro al bersaglio e ipotizza: Roberto Mancini ha contro anche i suoi stessi giocatori. In più il campo non sorride, ieri sera il Manchester City ha perso la terza partita di fila impattando sul campo del Lech in quel di Poznan dopo le scoppole rifilategli da Arsenal e Wolves. E allora c'è chi chiede le dimissioni, chi semplicemente lumi, lui fa quadrato intorno a se stesso e alza barricate all'apparenza di cemento armato. Sgretolabili, chissà, da ulteriori tonfi: c'è da affrontare il West Bromwich di Di Matteo e poi il derby contro Sir Alex Ferguson, a quel punto per il Mancio potrebbe scorprirsi il sereno. O scatenarsi un temporale infernale.

"Perché mi dovrei preoccupare di essere licenziato? Questa cosa non esiste proprio. Dire che la squadra è contro di me è una bugia, queste cose sono spazzatura. Ho avuto delle discussioni con i giocatori, ma tutti sono con me e i risultati arriveranno. I tabloid ce l’hanno con noi perché il City è in mano a un italiano. Mi dispiace dirlo, ma quando si tratta di calcio gli inglesi sono nazionalisti. Il club mi ha chiesto la qualificazione alla Champions League per la prossima stagione e noi stiamo lottando per quello" ha ribadito ieri il tecnico jesino, che è tipo orgoglioso e cocciuto, ha avuto problemi e li sta avendo, ma di abbandonare la barca, che in fondo naviga ancora in acque relativamente calme, non ne vuole sapere. Concetto ribadito qualche giorno fa.

"Starò al City fino a che non mi mandano via; ho visto lo sceicco Mansour due o tre volte e abbiamo un buon rapporto; ho allenato squadre che non vincevano e con loro ho vinto" asseriva il Mancio prima della trasferta polacca, culminata con una sconfitta che in terra d'Albione non hanno esitato a definire "catastrofica e umiliante". La squadra è ben assortita, attrezzata e sebbene non abbia un amalgama impeccabile pare in grado di reggere l'urto di questo filotto negativo; certo è che le colpe di questo periodo di flessione non sono tutte da attribuire al condottiero dei Citizens: se solo i giocatori si concentrassero di più. Ma in Inghilterra si sa, il calcio in fondo è uno show. E i tabloid vanno a nozze coi giocatori britannici: l'italianissimo Mancini deve fare i conti anche con le tradizioni.

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