Allegri - Dagli insulti ai carabinieri fino alla corte di zio Silvio


"Le Brigate rosse non facevano poi così male, stai zitto terrone!". Massimiliano Allegri aveva proprio perso la testa quel 12 maggio 2008 a Livorno, quando una pattuglia dei carabinieri gli intimò l'alt dopo un sorpasso azzardato in prossimità di strisce pedonali. E' quanto risulta da una ricostruzione del Corriere della Sera ripresa, alcuni giorni fa, dal Fatto Quotidiano. Per l'accaduto l'allenatore del Milan ha subito una denuncia per ingiurie e offese a pubblico ufficiale e nei prossimi giorni, al tribunale di Livorno, inizierà il processo a suo carico. All'epoca il tecnico rossonero stava per trasferirsi a Cagliari, reduce da una promozione in B col Sassuolo.

"Allegri sorpassa un'auto troppo lenta all'altezza di un parco pubblico e delle strisce pedonali - ricostruisce il quotidiano - Subito dopo viene fermato dai carabinieri. All'inizio l'allenatore sembra conciliare, ma poi come spesso avviene in questi casi, i toni si alzano. 'Acciuga' si fa prendere dai cinque minuti: secondo quanto si legge dalla denuncia depositata dai carabinieri alla procura di Livorno, prima si riferisce a un carabiniere dicendogli 'le Brigate rosse non facevano poi così male', 'stai zitto terrone', 'ti faccio perdere il posto', poi mima uno scontro con uno dei militari e si butta per terra, fingendo di aver ricevuto un colpo da uno dei militari, mentre sfilano alcuni passanti".

Ci sono altri particolari della vicenda - "Quando capisce che le cose si mettono male, dice che in realtà correva a casa perchè uno dei suoi familiari non stava bene. Potrebbe anche chiudersi qui la vicenda, ma i carabinieri scoprono un altro precedente più o meno simile, a un posto di blocco dei vigili urbani. Così la denuncia, questa volta, scatta inevitabile...". Il tecnico toscano, dopo la parentesi cagliaritana, approda nel plurititolato Milan di Berlusconi. Un livornese nella dimora calcistica di Silvio; qualcuno ad Arcore e dintorni non si fida e Galliani, al momento delle presentazioni, pone la domanda a bruciapelo: "Mi raccomando, il presidente non vuole comunisti in casa. Lei è comunista?".

La risposta è scontata e permette ad Allegri di guadagnarsi panchina e complimenti per il buon inizio di stagione alla guida del Milan. Il livornese sembra ormai calato nella parte e, su consiglio di Berlusconi che qualche settimana fa lo invitava a pettinarsi prima delle interviste, si è tagliato la chioma scomposta che lo contraddistingueva. E se attacca un guru come Mourinho significa che la timidezza dei primi giorni milanesi e le interviste a bassa voce dei tempi di Cagliari sono del tutto scomparse:

"Se farei quello che ha fatto Mourinho con le ammonizioni di Xabi e Sergio Ramos? No e non farei nemmeno quello che ha fatto con noi a San Siro: Pirlo era a terra con la testa rotta, i miei hanno buttato fuori il pallone, loro ce lo hanno restituito ma sulla rimessa laterale c'era il suo terzino che pressava. Non un grande esempio. Certe cose puoi farle senza che nessuno se ne accorga se giochi in parrocchia, non in mondovisione. E' stato qui due anni e ha infamato tutti. Non c'è molto da aggiungere, a parte la cosa più importante: che nell'agire così si rivela geniale...".

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