Un anno di calcio: il 2010 sotto la lente di ingrandimento


Va in soffitta un anno di calcio, prima però di impacchettarlo e posizionarlo sull'armadietto dei ricordi è bene dargli una lucidata e ricordare, insieme, tutto il meglio (e perché no, il peggio) offertoci da questi dodici mesi appassionanti e non banali. Anno di Mondiali, di protagonisti nel bene e nel male, di litigi e polemiche, triplete e naufragi, bandiere e voltagabbana, insomma il solito calderone di emozioni che ci auguriamo possa regalarci anche il 2011. E pazienza non ci sia una certa competizione internazionale in Sudafrica.

La squadra di club: Se dall'altra parte del globo i vincitori della Libertadores capitombolano contro undici congolesi volenterosi e niente più, se la squadra più "bella" del mondo in undici contro dieci impatta continuamente contro la difesa avversaria, se qualcuno avesse avuto il minimo dubbio che la squadra dell'anno è senza neanche stare a ragionare l'Inter allora tutto diventa relativo. Perché se c'è stato un club davvero protagonista di questo anno solare, allora quello è stato l'Inter di Moratti e Mourinho, del triplete, di Sneijder e di Milito, insomma la squadra capace di battere campioni di Inghilterra, Russia, Spagna, Germania, e poi i trionfi in Italia, e negli Emirati Arabi Uniti... Niente da aggiungere, il 2010 è stato un anno a tinte fortemente nerazzurre.

Il calciatore: L'Inghilterra e il suo campionato non hanno esaltato i calciofili più di tanto, idem per la Bundesliga, in crescita ma ancora non irresistibile, la Spagna ha vinto sì il Mondiale ma i veri protagonisti del suo campionato (quelli da copertina, per intenderci) sono stranieri (portoghesi, argentini, brasiliani, italiani) e per di più spadroneggiano contro difese opinabili (se il Saragozza si affida a Contini e Lanzaro, con tutto il rispetto...), chi insignire allora di calciatore dell'anno? Al diavolo Blatter e France Football, il migliore è stato Diego Milito e il puntero interista si merita questo riconoscimento: è stato lui più di chiunque altro il trascinatore nerazzurro, a Siena, con la Roma, in Champions. E pazienza se all'alba della nuova stagione ha combattuto contro acciacchi di varia natura.

La filosofia di gioco: Il calcio è diventato più fisico rispetto a venti anni fa, ma anche più veloce rispetto a dieci anni fa. Insomma, potenza e movimenti guizzanti, palla a terra e colpi di gran classe, questo cercano gli spettatori. E nell'anno che stiamo per salutare due sono le squadre che hanno combinato gran movimento di palla, pragmatismo e spettacolo: il Barcellona e l'Arsenal. Ma se per i blaugrana non ci si trova più di fronte a una novità, i Gunners giovani e pazzi tirati su da Arsene Wenger sono davvero il nuovo che avanza: gli manca forse quel pizzico di cattiveria, ma d'altra parte c'è tempo. Vedere Nasri, Chamakh, Arshavin, Walcott e Fabregas dialogare, molto spesso, è gioia per gli occhi.

La partita: Difficile scegliere, perciò accenniamo un podio. Al terzo posto la devastante freschezza della Germania contro l'Argentina, 4-0 a Maradona e albiceleste a casa; argento per il mirabolante 5-0 blaugrana ai danni dl Real Madrid di Mourinho. Ma al primo posto non potrebbe che esserci Germania-Inghilterra 4-1, il match dell'anno senza discussione alcuna. Non solo per lo spettacolo offerto (cinque reti, occasioni a iosa) ma anche per la freschezza del gioco mostrato dalla giovanissima banda di Low, per il gol fantasma degli inglesi (a rinfrescare la mente con episodi di 44 anni fa), per la doppietta di Muller. Insomma, la punta dell'iceberg di Mondiali per il resto poco affascinanti.

Dr.Jekyll e Mr.Hyde: Quando si traccia un bilancio dell'anno solare, è sempre difficile far combaciare le valutazioni della seconda parte della stagione archiviata con la prima di quella in corsa; capita, appunto, che nel volgere di un paio di settimane di vacanze estive cambi tutto, che sia in seno a un giocatore che lo sia per quanto concerne una squadra intera. E allora a chi può applicarsi quanto appena detto se non a Felipe Melo e e alla sua Juve? Bidone dell'anno, disastroso nei quarti di finale mondiali contro l'Olanda, il mediano bianconero è rinato con prestazioni sempre ampiamente sopra la sufficienza, più forte anche del periodo spagnolo e fiorentino. E con lui è rinata la Juve tutta, va bene rivoluzionata, ma comunque moderna parente della decrepita controfigura apparsa l'anno scorso sui campi d'Italia e d'Europa.

L'immagine: "Dani Jarque sempre con noi", è la scritta apparsa sotto la maglia di Andres Iniesta dopo il gol al 116° nella finale Mondiale contro l'Olanda. Immagine significativa, quasi commovente: Jarque era il capitano dell'Espanyol, deceduto all'improvviso nell'estate del 2009 a Coverciano mentre era in ritiro coi compagni per delle amichevoli estive. Ebbene, è noto quanta rivalità esista tra la seconda (ma questo aggettivo non usatelo coi suoi tifosi!) squadra di Barcellona e i blaugrana, dedicare uno dei gol più importanti della storia del calcio alla sua memoria è stato, per Iniesta, un gesto da grandissimo signore. Chissà se c'entra qualcosa il fatto che Iniesta sia castigliano di Fuentealbilla e abbia iniziato nell'Albacete...

L'anno d'oro dell'Atletico Madrid e del suo trascinatore Diego Forlan, miglior giocatore dei Mondiali e stella anche del sorprendente Uruguay targato Tabarez, e ancora Thomas Muller e i suoi fantastici gol con le maglie di Bayern Monaco e Germania, l'exploit russo di Spalletti alla guida dello Zenit con annessi festeggiamenti a torso nudo nel gelo artico. Il ritorno di Ibrahimovic a Milano ma per vestire una maglia a strisce rosso e nere, il tonfo clamoroso dell'Italia di Lippi nella spedizione sudafricana, il terribile Mazembe nella Coppa del Mondo per club, i falli di De Jong, le bizze di Balotelli e l'esplosione di Pastore, Cavani, Hernanes e Krasic. Infine l'avventura di soli sei mesi di Benitez sulla panchina dell'Inter con l'avvicendamento, incredibile, con Leonardo, milanista purosangue tirato a forza sull'altra sponda dalla carineria di Moratti (e chissà, forse ache dai consigli della fidanzata interista Anna Billò, volto di Sky Sport). Abbiamo dimenticato qualcosa? Ah sì, Cassano e le sue "cassanate" con tanto di salto di qualità...

  • shares
  • Mail