Quando l'ultima di B è più forte delle favorite di A...


Dopo tanto chiacchierare estivo e congetture delle più fantasiose, Settembre 2006 ci ha riconsegnato il campionato di calcio e dopo le prime 5 giornate, e l'imminente sosta per la Nazionale, è ora dei primi bilanci. Mai come quest'anno i resoconti saranno impietosi perché in Serie A sull'album delle figurine dopo l'Inter ci sarà direttamente la Lazio e in Serie B invece tra Genoa e Lecce figura la Juve.
Così dopo poco più di 400 minuti pare assurdo eppure per molti veritiero come i bianconeri, che per opera della penalizzazione giacciono ultimi nella classifica cadetta, siano "più squadra" delle più quotate compagini milanesi, saldamente in Serie A e in Champions League. Dopo i due deludenti pareggi di ieri di Inter, a Cagliari, e di Milan, in casa col Siena, la domanda è sorta nella mente di più di uno sportivo: ma non è che se la Juve fosse in A sarebbe più su in classifica di Inter e Milan?

Parliamoci chiaro: Frick e Suazo sono attaccanti che la B l'hanno masticata e c'hanno giocato senza che nessuno si scandalizzasse, al pari di Cacia che seppur di casa a Piacenza è da molti considerato un centravanti già pronto per la massima serie. Assunta questa osservazione penso non lasci nessuno allibito asserire che la coppia Kovac-Boumsong (dopo un avvio difettoso per via dell'ambientamento) non sia poi tanto inferiore al duo interista Materazzi-Cordoba (il gol di Colucci d'altra parte è una topica difensiva dei nerazzurri), senza contare che Buffon e Julio Cesar non reggono proprio il confronto. Per l'esperienza accumulata Nesta-Kaladze è uno splendido duo difensivo, coadiuvato poi da un buon portiere come Dida, ed è per questo che il Diavolo in difesa è innappuntabile (d'altra parte il problema per i rossoneri sono gli 0-0, non certo i 13 gol subiti in 8 partite dall'Inter).

Anche il centrocampo milanista, seppur stanco e psicologicamente "sedutosi" dopo i fasti mondiali, appare ottimo e non certo si può dire per quello dei cugini che pur essendo scevri di Cambiasso (infortunato) e Vieira (squalificato) fa i conti con uno scriteriato mercato in uscita (leggi Pizarro, Veron e Zanetti) con Stankovic e Dacourt che di certo fenomeni non sono. L'"ultima di B" invece schiera il lodato Paro, visione di gioco e muscoli, e Zanetti, polmoni e ripartenze, in attesa che il Giannichedda dei tempi migliori superi tutti gli acciacchi muscolari. E se a completare il reparto Milan e Juve schierano rispettivamente gente del calibro di Seedorf, Kakà, Gourcuff e di Nedved, Camoranesi e Marchionni, la squadra campione d'Italia non riesce ad andare oltre ad un fantasioso Javier Zanetti, a uno rispolverato Solari, a un inesperto Gonzales (oltre a Figo, forse il migliore, che Mancini fa entrare, come Solari, solo perché si infortunia Grosso).

In attacco poi la differenza è palese. E non si venga a dire che un conto è la Serie A, un conto la Serie B. Perché Del Piero e Trezeguet i gol li hanno sempre fatti, ovunque e comunque. E poi Olivi e Campagnaro (ma anche Centurioni e Perna) non saranno difensori dal nome altisonante ma di certo può dirsi lo stesso di Diego Lopez e Bianco (Cagliari) o di Gastaldello e Rinaudo (Siena). Dei centravanti delle due meneghine il duo Ibra-Adriano l'ha messa dentro una sola volta grazie al gol dello svedese alla prima giornata (giocando entrambi moltissimi minuti) e la coppia rossonera Gilardino-Oliveira ha ugualmente messo a referto il proprio nome solo in un occasione (ancora prima giornata col gol del brasiliano alla Lazio): il tutto in 7 partite ufficiali, mica in un paio di amichevoli... I soli Inzaghi e Crespo (tra l'altro infortunatosi) stanno tirando avanti la carretta quando invece, in Serie B, un certo Bojinov langue in panchina.

Capitolo allenatori. Mancini è sulla carta l'allenatore che in Italia ha vinto tutto negli ultimi due anni (uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane) ma di calcio ne capisce ben poco: non me ne voglia l'ex fuoriclasse marchigiano ma sono gli eventi che lo denigrano. Ieri a Cagliari la "sua" Inter ha iniziato a giocare bene solo quando è stato costretto a cambiare Crespo per Solari, abbandonando uno strano tridente e passando al più comodo 4-4-2; cambia formazione ogni domenica non azzeccandoci mai, si lamenta degli infortuni avendo in tasca un libretto degli assegni già tutto firmato (e potendo quindi comprare gli eventuali ricambi perché si sa, gli infortuni nel calcio ci sono sempre stati) e c'è come l'impressione che la squadra inizi a non sopportarlo (vedere Grosso, lo stesso Grosso di Dortmund, che dopo un gol inveisce contro di lui fa effetto, per non parlare dell'Imperatore...).
Ancelotti invece è stato un ottimo allenatore e probabilmente lo è ancora. Sia a Reggio Emilia che a Parma, sia alla Juve che a Milano ha sempre mostrato un ottimo calcio ma dopo tanti anni e un ricambio nella rosa pari a zero il suo Milan pare non avere più stimoli, lui per primo. Seedorf gliene canta quattro, Kakà gli dice come deve giocare e lui alza le spalle come indifferente; in fin dei conti ha vinto (quasi) tutto con i rossoneri.
Deschamps al suo primo anno da allenatore ha raggiunto una finale di Champions (non di Coppa Italia) con una squadra mediocre come il Monaco che regalò una lezione di calcio al Real Madrid. Ha accettato la Juve, la B, lo scetticismo dei primi giorni e le bizze dei campioni: ora la Juve è una squadra, 3 campioni del mondo, 2 vicecampioni e un pallone d'oro, tutti insieme, contenti. Come può non esserci la sua mano?

Qualche malizioso ha detto che Calciopoli è servita a far fuori per qualche anno la Juve: per quest'anno almeno lo scopo è stato raggiunto (ma attenti a Spalletti e Guidolin). Ma siamo sicuri che l'anno prossimo non sarà ancora la stessa storia degli ultimi dieci anni? Ad ognuno i debiti scongiuri, ad ognuno le proprie opinioni.

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