Juve, Krasic se la prende con i campi da gioco

Sono passati quasi sei mesi da quando Milos Krasic ha iniziato l’avventura italiana, da lui fortissimamente voluta a strisce bianche e nere. Dopo le prime giornate di ambientamento, l’exploit del serbo; tra fine settembre e inizio ottobre, fino alla simulazione di Bologna. Da lì in poi l’etichetta di “cascatore“, momenti di gloria più centellinati (apice


Sono passati quasi sei mesi da quando Milos Krasic ha iniziato l’avventura italiana, da lui fortissimamente voluta a strisce bianche e nere. Dopo le prime giornate di ambientamento, l’exploit del serbo; tra fine settembre e inizio ottobre, fino alla simulazione di Bologna. Da lì in poi l’etichetta di “cascatore“, momenti di gloria più centellinati (apice in casa con la Lazio) e col nuovo anno appannamento completo, con gli arbitri che non gli fischiano più neanche un fallo a favore, Delneri che si sgola perché a volte eccede in individualismi, la sua Juve che perde a ripetizione.

Eppure Milos non si scoraggia, aiutato da Salihamidizic (prezioso interprete) e da Aquilani (suo compagno di stanza in ritiro); il serbo appare sereno, ma quando gli si chiede di muovere una critica al calcio italiano, lui se la prende col terreno di gioco della maggior parte degli impianti: “In Russia gli stadi sono vecchi e molto scomodi. Onestamente però anche in Italia gli impianti non sono l’ideale per un campionato di livello. Mi ha fatto impressione vedere le condizioni delle zolle, non immaginavo di incontrare in serie A un disagio di questo tipo” le sue parole al sito russo Sovsport.

Gli esempi si sprecano; al Bentegodi di Verona ebbe grandissime difficoltà durante i contropiede a causa di un fondo degno di un campo di patate. Lo stesso numero 27 juventino si spiega meglio: “A Genova, per esempio, è stato orribile giocare. Se vuoi controllare il pallone dopo un rimbalzo devi calcolare spesso che andrà nella direzione opposta“. Non una buona pubblicità all’estero. Poi continua: “Anche nello stadio della Juve la situazione non è migliore. Qui si gioca ogni settimana, calcolando anche il Torino. Insomma, sono sei mesi che sono in Italia e ancora non ho visto campi ideali come quelli inglesi“.