Miccoli, il Palermo e il “suo” Lecce: prima le lacrime, poi lo sfogo

Miglior goleador in Serie A coi colori rosanero, cittadino onorario di Corleone, capitano del Palermo: il nome di Fabrizio Miccoli è legato a doppi nodi a quello del Palermo dal 2007, eppure il piccolo fantasista salentino non ha mai nascosto il suo amore per il Lecce, squadra della provincia che gli ha dato i natali.


Miglior goleador in Serie A coi colori rosanero, cittadino onorario di Corleone, capitano del Palermo: il nome di Fabrizio Miccoli è legato a doppi nodi a quello del Palermo dal 2007, eppure il piccolo fantasista salentino non ha mai nascosto il suo amore per il Lecce, squadra della provincia che gli ha dato i natali. Venuto al mondo a Nardò, cresciuto al San Donato, dopo una proficua parantesi nel settore giovanile milanista, la prima squadra professionista è stato il Casarano, Miccoli è sempre stato legatissimo alla sua terra e ad ogni gol siglato contro i giallorossi è sempre stata una piccola guerra interiore, felice per la marcatura e triste per averla marcata contro la squadra per la quale fa il tifo. Come successo domenica scorsa: 1-0 per la squadra di De Canio al Via del Mare, punizione allo scadere di primo tempo e gol del Romario del Salento.

Come ovvio nessun festeggiamento, anzi magone in fondo al cuore per aver impallinato i proprio conterranei. Ma a sorpresa Miccoli sbotta e decide, chissà forse convinto da qualcuno, di uscire allo scoperto: “È tutta colpa mia, sono attaccato a Lecce, alla squadra e alla gente del Salento, le mie emozioni dovevo tenerle per me, ho sbagliato. D’ora in poi non le esternerò più“. Anche perché l’amore non pare ricambiato: “Ad ogni sessione di mercato il mio nome viene accostato al Lecce ma poi non se ne fa mai niente quindi c’è qualcosa che non va, vuol dire che non è un interesse concreto. Ad esempio quando sono andato al Benfica ho chiesto al presidente del Lecce Semeraro di prendermi. I portoghesi hanno pagato il prestito 900.000 euro, non penso che Semeraro non avrebbe potuto pagare questa cifra“.

E aggiunge, circa le parole di De Canio e di una presunta promessa del numero 10 dei siciliani a vestire la maglia del Lecce: “Magari scherzava ma se l’ha detto in tono serio non va bene perché poi i tifosi pensano che ho sempre rifiutato il trasferimento. Mi è stato chiesto se volevo andare a Lecce in prestito per sei mesi. Ma secondo loro io posso mai andare dal mio presidente, da Zamparini, l’unico che ha creduto in me dopo il Benfica, a dire di mandarmi in prestito a Lecce? Per di più essendo il simbolo e il capitano del Palermo?“. Insomma, Miccoli è un giocatore (e bandiera, e capitano) del Palermo ed è ora di sottolinearlo a voce alta. Tanto è vero che “i veri tifosi mi hanno sempre difeso comunque non voglio più sentir parlare di Lecce, quello che provo lo terrò per me“.

E sulla sostituzione di domenica scorsa: “Non l’ho chiesto io, è vero che ero dispiaciuto e che mi ero isolato un po’ ma è stato Rossi che, vedendomi così, ha deciso di sostituirmi per il bene mio e della squadra tanto che in 10 minuti abbiamo ribaltato il risultato. Al tecnico avevo detto che in caso di rigore non avrei voluto batterlo ma le punizioni…Sono pur sempre il capitano e poi è stata la punizione più bella da quando sono rosanero“. Solito Miccoli, ma questa volta un po’ più deciso. Chissà perché.

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