L’ennesima rinascita di Ruben Olivera: “Sono cresciuto, grazie Lecce”

Ci sono certi giocatori di cui è davvero difficile tracciare un profilo tattico e, in minor misura, tecnico; di solito si parla di terzini o di centrocampisti centrali, per i quali un giudizio definitivo appare improbo (gli esempi sono diversi, ma non è il momento di farli). Quando invece si parla di calciatori offensivi, è


Ci sono certi giocatori di cui è davvero difficile tracciare un profilo tattico e, in minor misura, tecnico; di solito si parla di terzini o di centrocampisti centrali, per i quali un giudizio definitivo appare improbo (gli esempi sono diversi, ma non è il momento di farli). Quando invece si parla di calciatori offensivi, è molto più semplice avere una opinione: o si tratta di un fuoriclasse, o di uno bravo, o ancora di un mediocre o, infine, di un giocatore oggettivamente scarso. Ebbene, sfido chiunque a esprimersi circa Ruben Olivera: che diavolo di trequartista è? Spulciando il curriculum parrebbe davvero niente male.

A 19 anni viene acquistato dalla Juve di Moggi, un biglietto da visita di tutto rispetto, poi però si mostra discontinuo, con la testa calda e tatticamente indisciplinato. Pare una meteora, ma Fabio Capello (non uno qualunque) lo vede allenarsi in estate (siamo nel 2004, primo dei due anni capelliani) e lo vuole con sé: l’uruguagio ripaga la fiducia con 4 gol, tutti decisivi ai fini della vittoria (per cui 12 punti contro Lazio, Fiorentina, Atalanta e Chievo). Poi si fa male, nel post-calciopoli è un flop alla Samp, con Ranieri in bianconero non trova spazio, ma al Penarol nel gennaio 2008 esplode di nuovo. Quindi il Genoa.

Nel precampionato fa la bellezza di 13 gol giocando da prima punta, ma sulla sirena arriva Milito, il Pollo torna in panchina e alla fine naufraga. Di nuovo al Penarol, a 27 anni pare già sul viale del tramonto. Ma ecco che in estate lo contatta il Lecce di De Canio, firma su un contratto triennale, si piazza tra centrocampo e attacco dei salentini e riceve la fiducia di mister, compagni e ambiente in generale. E inanella una serie di prestazioni di tutto rispetto, condite con gol pesanti come quelli a Inter e Milan. E’ indubbiamente una rivelazione di questo pazzo Lecce, 2011 col botto dopo un novembre nero.

Per la fiducia che la società ed il tecnico mi hanno dato sono sempre più convinto della scelta fatta quest’estate di venire a Lecce. Da parte mia mi sono messo a disposizione della squadra, con uno spirito di sacrificio che, magari, prima non avevo. Succeda quello che succeda, mi piacerebbe restare a Lecce” ha dichiarato l’uruguaiano, conscio che nonostante pare sia già un “vecchio” del calcio ha ancora tanto da imparare: “In cosa posso migliorare? Secondo me in alcune circostanze, specialmente negli ultimi venti metri devo essere più attaccante, più egoista, cercando la conclusione in porta“.

La sconfitta interna col Palermo è stata già messa alle spalle; meglio pensare alle vittorie esterne (pesantissime) contro Lazio e Parma, piuttosto che ai 2 punti buttati in casa contro il Cesena. Insomma, dai giallorossi ci si può aspettare di tutto, come se il mood della squadra rispecchi quello del buon Olivera, un mezzo matto capace di exploit e di flop. Ora Catania: “In questi giorni all’interno dello spogliatoio ci siamo parlati, riflettendo sull’importanza della gara di domenica prossima a Catania. Le gare che mancano alla fine del torneo sono sempre meno e dobbiamo cercare di fare punti contro le dirette concorrenti, mettendo in campo uno spirito combattente“. Ripeto, strano giocatore.