Espulso fa ingoiare il fischietto all'arbitro


I campi delle categorie inferiori sono noti per essere delle autentiche trappole per gli arbitri. I direttori di gara della Serie A sono spesso oggetto di feroci insulti, proteste, anche qualche spinta appena accennata, ma i giocatori sanno di essere sotto l'occhio di mille telecamere e a certi livelli (eccezioni escluse) cercano di stare attenti. Tutto ciò non accade quando si vanno a guardare campionati come la Terza Categoria: lì gli arbitri se la devono spesso vedere da soli, magari facendosi aiutare da qualche annoiato Carabiniere di provincia che sarebbe molto più contento di rimanere in Caserma a rilassarsi.

Le aggressioni agli arbitri su quei campi non fanno "notizia", ma qualche agenzia viene battuta quando assumono tratti grotteschi. L'episodio in oggetto è avvenuto durante la gara fra Sancat-Albereta 72 (2-2): un giocatore della squadra ospite Andrea Biondi è stato espulso per proteste, ma quando ha visto sventolarsi in faccia il cartellino rosso ha pensato bene di far ingoiare il fischietto all'arbitro.

Così come recita il freddo referto di gara, riletto dal giudice sportivo che ha stabilito una squalifica di 20 mesi per il focoso calciatore, "dopo l'espulsione gli metteva un braccio al collo cercando poi con la mano di spingergli il fischietto in bocca". Aldilà della violenza, naturalmente da stigmatizzare, è inevitabile pensare a quante volte (nella foga di una partita) questo gesto sia stato il sogno di ogni tifoso (e giocatore) che si ritiene danneggiato da un fischio "inopportuno".

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