Corsa scudetto: e se il Napoli fosse il favorito?

Milan 52, Napoli 49, poi le altre: chi vincerà quest’anno lo scudetto? Dopo tre lustri di dominio tra Diavolo e Vecchia Signora (interrotto per un biennio dalle romane), dopo l’abbuffata interista post-calciopoli, la Serie A cerca un nuovo padrone: che sia ancora il Milan, in fondo a digiuno dal 2004 negli italici confini? Chissà, intanto


Milan 52, Napoli 49, poi le altre: chi vincerà quest’anno lo scudetto? Dopo tre lustri di dominio tra Diavolo e Vecchia Signora (interrotto per un biennio dalle romane), dopo l’abbuffata interista post-calciopoli, la Serie A cerca un nuovo padrone: che sia ancora il Milan, in fondo a digiuno dal 2004 negli italici confini? Chissà, intanto però l’outsider Napoli è lì, a tre punti dai rossoneri, a 13 partite dal traguardo. Per la storia, per la rosa, per il vantaggio momentaneo, per il pluriscudettato Ibrahimovic, i bookmakers puntano verso la Milano rossonera, ma analizzando per benino la situazione realisticamente verrebbe da dire Napoli. In cinque punti, ecco perché.

1) Il calendario – Il Milan avrà il derby della Madonnina, Roma e Juve fuori casa, ma anche Palermo, Fiorentina e Udinese, sempre lontano da San Siro. La cartina di tornasole sarà proprio lo scontro diretto fra due settimane, di lunedì, tra le mura amiche contro i partenopei. Quest’ultimi invece avranno Inter e Juve nelle ultime due giornate (quando o i giochi saranno fatti o le motivazioni, associate magari a umore opposto degli avversari a quel punto della stagione, la faranno da padrone), mentre a parte la trasferta in casa milanista saranno impegnati seriamente solo a Palermo, con Lazio e Udinese nel fortino del San Paolo.

2) Le coppe – Va bene, entrambe sono in Europa e dopo ieri sera il Milan ha un piede fuori. Il Napoli domani invece affronterà il Villarreal e ci si chiede se non convenga (a costo di farsi odiare da chi invece sostiene che le italiane dovrebbero dare sempre il massimo in Europa League) “farsi eliminare”. In ogni modo seppur entrambe dovessero andare avanti, la Champions non risucchia le stesse energie emotive (chiedere allo spiritato Gattuso) della competizione continentale minore. E poi c’è la Coppa Italia, nel bene e nel male altre due partite per il Milan, con annessa trasferta di un migliaio di chilometri a Palermo.

3) L’allenatore – Massimiliano Allegri sta facendo del suo meglio per tenere incollati tutti i pezzi del puzzle, ma l’esperienza è quella che è, la lettura tattica delle partite spesso lascia a desiderare, i giocatori non sempre lo aiutano. Di contro c’è un Walter Mazzarri che non ha avuto la stessa fortuna del conterraneo (Livorno vs San Vincenzo, provincia di Livorno), nel senso che non ha mai allenato una grande, ma ha un curriculum migliore di molti suoi colleghi più in voga: ha reso il Livorno una squadra di A, poi ha salvato per un paio di stagioni la Reggina con un autentici miracoli (un anno partendo da -11 in classifica), alla Samp ha gestito alla grande Cassano, è arrivato a Napoli a stagione in corso e lo ha portato in Europa. Meticoloso, serio, amato, il dodicesimo uomo in campo.

4) L’entusiasmo – Non tanto della gente, che a volte può avere un effetto boomerang, quanto del gruppo e di quanto i giocatori siano supportati, questo sì, dal succitato pubblico. I fischi a Seedorf, puntuali da qualche anno al Meazza, non sono neanche minimamente immaginabili quando si parla di un giocatore dei campani; stesso discorso per l’armonia all’intero dello spogliatoio: il Napoli pare avere un insieme di amici, il Milan di campioni che si bacchettano in campo e che pensano a mettere in bacheca l’ennesimo trofeo (contro la fame dei vari Hamsik, Cavani, Lavezzi, Cannavaro e tutti gli altri).

5) La fortuna – Nella terra della smorfia il numero corrispondente è il 16; il Napoli quest’anno ha avuto spesso molta molta buona sorte: è il caso dei tanti punti conquistati negli ultimi secondi di gara (eclatanti le vittorie con Cagliari, Palermo e Lecce), ma anche dei pochi infortuni patiti dalla squadra di Mazzarri. Qualche acciacco per Lavezzi, lunghi stop solo per Lucarelli in principio di stagione e per Grava, per il resto l’infermeria napoletana ha avuto lunghi pomeriggi di partite a scopa. Citare invece la sfiga milanista è alquanto inutile: è vero, Ibra non si è mai neanche sbucciato un ginocchio, ma la difesa e il centrocampo (ma anche Abbiati ieri e Pato in avanti) stanno vivendo mesi in trincea.

Chiudiamo questa serie di considerazioni riportando le parole dell’agente di Edinson Cavani, Pieropaolo Triulzi, che ben sintetizza quanto detto in merito: “Per fare qualsiasi discorso bisognerà aspettare qualche partita. Se tra un mese e mezzo la classifica sarà ancora questa allora i giocatori del Napoli ci penseranno. I ragazzi sono concentrati, il gruppo è fantastico e l’allenatore è uno dei migliori in circolazione“.