Ancelotti e la crisi Chelsea: “Non mi dimetto, ora avanti in Champions”

Il Chelsea a picco, Abramovich furioso e sfiduciato, un gruppo che non crede più in se stesso, il timoniere che però non se la sente di abbandonare la nave: Carlo Ancelotti esclude le dimissioni, si tiene stretta la panchina dei Blues e spera che la Champions ridia entusiasmo a un gruppo ormai sull’orlo di una


Il Chelsea a picco, Abramovich furioso e sfiduciato, un gruppo che non crede più in se stesso, il timoniere che però non se la sente di abbandonare la nave: Carlo Ancelotti esclude le dimissioni, si tiene stretta la panchina dei Blues e spera che la Champions ridia entusiasmo a un gruppo ormai sull’orlo di una crisi di nervi. Eppure la stagione era iniziata bene dalle parti di Stamford Bridge: il Chelsea vinceva a valanga, in campionato e in Europa, anche se già a settembre era fuori dalla Carling Cup, 3-4 casalingo per opera del Newcastle. Poi l’allontanamento del vice Ray Wilkins, scricchiolii in Premier, in Champions stessi singhiozzi seppur a qualificazione ormai assodata.

Nella parte cruciale della stagione, fine febbraio, la situazione per Carletto e i suoi ragazzi è alquanto fosca: sabato l’eliminazione contro l’Everton dalla Fa Cup, un replay-match vibrante con Lampard in gol a 100esimo inoltrato e Baynes, su punizione, a riportare la partita sul pari al 120°. Ai rigori il dramma dei londinesi, con gli errori dal dischetto di Anelka e di A.Cole. E in campionato non va meglio, anzi: quinto posto, -12 dal Manchester United (tutt’altro che stellare), ad oggi non sarebbe neanche Champions. Nulla per cui star sereni, eppure Ancelotti non si scompone e pensa già alla sfida al Copenhagen: “Il Chelsea non uscirà contro il Copenhagen. Abbiamo tutte le possibilità di vincere contro i danesi. Dobbiamo pensare che è una partita che dura 180′, restare uniti e lavorare come una squadra: la Champions League non è mai facile ma trasmette grandi motivazioni“.

Inevitabili le domande sulla stagione dei Blues, a prescindere dall’impegno continentale. L’analisi ancelottiana è lucida: “Quanti giocatori stanno giocando al loro meglio? Cech, Ivanovic sta giocando con continuità, Terry. Un paio non sono al 100%. Frank Lampard ha giocato bene contro l’Everton. Ma la verità è che dopo la sconfitta contro il Birmingham City (lo scorso novembre, ndr) abbiamo perso fiducia nel nostro gioco. Ed è difficile ritrovarsi. Ma dobbiamo insistere e continuare su questa strada: esprimere il nostro gioco e costruire azioni da rete“. Sarà, intanto gli allibratori inglesi già snocciolano nomi per il post-Ancelotti: da Mourinho a Hiddink (ma i due sono stralegati rispettivamente a Real Madrid e Turchia), dagli olandesi Van Basten e Rijkaard, dal rampante trainer del Porto Andre Villas-Boas, a Mark Hughes.

Intanto però è ancora il rubicondo “mister” di Reggiolo a sedere sulla panchina del Chelsea, anche perché di dimissioni non ne vuole neanche parlare: “Non mi sono mai licenziato e non sono nello stato d’animo per lasciare il mio posto” ha assicurato Ancelotti, che evidentemente vuole prender tempo. Pare chiaro infatti che la sua avventura sulla panchina del prestigioso club inglese sia al capolinea, anche perché uno dei suoi primi amori, la Roma, è praticamente rimasta senza una guida. La nuova proprietà americana dei giallorossi punterà proprio su di lui per rilanciare la squadra capitolina: poco male per Carletto, un’ottima forchetta. E un intimo conoscitore del calcio italiano più di quanto, s’era illuso, pensasse di quello alle latitudini d’Albione.