Palermo, Delio Rossi saluta tifosi e città tra le lacrime

Delio Rossi uomo è fatto così, è un sentimentale, le lacrime scendon giù senza vergogna; lui non allena squadre di calcio, lui diventa cittadino del posto in cui lavora, assorbe l’affetto dei luoghi e della gente, ama e si fa amare, da tutti tranne che dai suoi presidenti. Eppure non è tipo esigente, di poche


Delio Rossi uomo è fatto così, è un sentimentale, le lacrime scendon giù senza vergogna; lui non allena squadre di calcio, lui diventa cittadino del posto in cui lavora, assorbe l’affetto dei luoghi e della gente, ama e si fa amare, da tutti tranne che dai suoi presidenti. Eppure non è tipo esigente, di poche parole e spesso quelle giuste, ma manca sempre qualcosa, una quisquilia, l’impercettibile, affinché possa andare tutto come nei suoi sogni. E allora è sempre il tempo di fare le valigie, di salutare chi era diventato, nel bene e nel male, la sua famiglia, di abbracciare simbolicamente (e non solo) tutti, tranne chi ha avuto il coraggio di mandarlo via. Oggi Delio Rossi, cuore e sangue romagnolo ma curriculum da viandante per la penisola pallonara, ha detto addio a Palermo. E al Palermo.

“Sono qui per ringraziare i tifosi e tutta Palermo con cui ho costruito un rapporto basato sul reciproco rispetto, grazie anche a tutti i miei collaboratori, sempre professionali, e ai giocatori che non mi hanno mai remato contro. Passano i tecnici, passano i presidenti ma il Palermo resterà sempre. Grazie a tutti, non piangete anche voi, non rendete tutto più difficile di quanto lo sia già”.

Stringato, d’effetto. Aliberti e Ruggeri, con loro non si lasciò poi così male. Ma con Lotito e Zamparini sì. Perché Delio ha un codice d’onore, e non è neanche tanto strambo. No, non è lui l’alieno:

“Quello che non accetto sono le critiche che vanno sul personale. Ok quelle tecniche, ma all’uomo Rossi no. Ho una dignità, non scenderò mai a compromessi”.

Perché Zamparini in questi mesi ha sempre attaccato pesantemente il suo allenatore, suo per modo di dire, o meglio, per come lo intende lui quel aggettivo possessivo. “E’ un presuntuoso” l’offesa più gettonata, perché magari la coperta era troppo corta, lui si arrangiava con Kurtic e Acquah a centrocampo e ne buscava 4 dalla Fiorentina. Si era fissato con la difesa, Zamparini, elogiando allo spasimo Munoz: impiegato per bene lui, non si sarebbero più presi gol. Un ragazzino del ’90. E a gennaio è arrivato Andelkovic… Rossi è amaro:

“Tanto sapevo che la storia era già finita, bisognava solo capire quando. L’inizio della fine? A Maribor”

Finì 2-3 per gli sloveni, ma i rosanero passarono comunque il turno per i gironi di Europa League. Zamparini se la prese col suo tecnico, manco avesse fatto chissà cosa. Lui zitto e a lavorare. Poi la valanga di gol della banda di Guidolin. A proposito del quale: l’ennesima rivincita contro Zamparini. Rossi aspetta serenamente la sua, di vendetta.

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