In Egitto la rivoluzione ha travolto anche il calcio, si tenta di tornare alla normalità

hassan shehata

La rivoluzione popolare egiziana ha trascinato con sé, oltre ad un'intera classe politica, anche gli eroi del mondo del calcio. In particolare uno, Hassan Shehata, allenatore di quell'Egitto che ha dominato nel continente negli ultimi anni aggiudicandosi tre Coppe d'Africa consecutive. Il ct era chiamato in patria l'imperatore, ora anche lui come Mubarak, è stato deposto dal suo popolo che non lo vuole più alla guida della nazionale. Nel frattempo i fatti di cronaca di queste ultime settimane hanno provocato il blocco di tutti i campionati, con evidenti ripercussioni anche sulla stessa nazionale impegnata nelle qualificazioni del prossimo torneo continentale.

La principale colpa di Shehata è quella di essersi schierato dalla parte del regime nei giorni delle dure manifestazioni contro di esso. L'allenatore non ha negato ma ha spiegato di averlo fatto per il bene del calcio in Egitto, avrebbe agito affinché la situazione nel paese si calmasse e si potesse riprendere il campionato fermo ormai da più di un mese. A crederci sono stati in pochi, il pensiero dei tifosi è molto semplice, pur ringraziando l'allenatore per i tanti successi sportivi non sono disposti a scambiare la loro libertà in nome di uno sport, per quanto amato.

La sua fine è molto vicina, l'occasione per dargli il benservito potrebbe presentarsi il prossimo 26 marzo quando i Faraoni affronteranno in un match di qualificazione il Sudafrica. In caso di risultato negativo l'accesso alla fase finale dei campioni in carica sarebbe notevolmente compromesso dopo la sconfitta rimediata contro il Niger e il pareggio ottenuto contro la Sierra Leone. Nessuna rivoluzione quindi per far cadere l'imperatore, la sua era finirà a causa dei risultati negativi, come sempre accade nel calcio. Il problema è che questi risultati potrebbero essere favoriti proprio dalla scarsa condizione fisica dei calciatori egiziani causata dal lungo periodo di stop. Per questo si proverà a far rinviare l'incontro, sulla scia di quanto fatto nel caso di Yemen - Singapore.

Intanto la federcalcio egiziana sta provando in tutti i modi a far ripartire il campionato. È stato proposto di riprendere per arrivare fino alla fine giocando tutte le partite a porte chiuse, bloccando le retrocessioni, mentre la coppa nazionale sarebbe cancellata. I club e i tifosi non hanno apprezzato, giudicando troppo freddo, per non dire cinico, l'approccio al problema da parte dei vertici calcistici del paese. In tutta risposta molte delle società della massima serie hanno fatto sapere che devolveranno un quarto degli stipendi di calciatore in favore delle famiglie delle vittime della rivoluzione.

L'unica notizia positiva che viene fuori da questo momento di caos è il progetto di un amichevole che si sta provando ad organizzare. È già stata ribattezzata "derby dei rivoluzionari" e vedrà di fronte la nazionale egiziana e quella tunisina. In passato tra i due paesi c'è sempre stata molta rivalità sportiva che spesso è andata anche oltre i confini del buon senso, portando a gravissimi episodi di violenza. Le rivoluzioni che stanno sconvolgendo il nord Africa potrebbero aiutare a cementare il legame tra popoli che fino a poco tempo fa sembravano non aver niente in comune, piccola ma importante conquista.

via | limes

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