Roma: 100 milioni di lire per comprare l’arbitro della semifinale di Coppa Campioni

La Roma di Dino Viola comprò l’arbitro della semifinale di ritorno dalla Coppa dei Campioni con il Dundee United. Il fattaccio è confermato dal figlio dello scomparso presidente giallorosso Riccardo Viola, testimone del passaggio di denaro (100 milioni di lire) versati all’arbitro dell’incontro il signor Vautrot. I giallorossi, che avevano perso 2 a 0 in

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La Roma di Dino Viola comprò l’arbitro della semifinale di ritorno dalla Coppa dei Campioni con il Dundee United. Il fattaccio è confermato dal figlio dello scomparso presidente giallorosso Riccardo Viola, testimone del passaggio di denaro (100 milioni di lire) versati all’arbitro dell’incontro il signor Vautrot. I giallorossi, che avevano perso 2 a 0 in Scozia, vinsero 3 a 0 nel ritorno a Roma con un calcio di rigore per i padroni di casa firmato da Di Bartolomei.

Proprio il risultato che serviva alla squadra giallorossi per approdare alla finalissima di Roma contro il Liverpool poi persa ai calci di rigore con il Liverpool del funambolico portiere Grobbelaar. Viola è lapidario: “La Roma diede a un intermediario 100 milioni destinati all’arbitro Vautrot è vero ed è un fatto vergognoso: però voglio ricordare che lo scandalo lo fece uscire Dino Viola per smascherare il colpevole e la Cupola del calcio“.

La tesi che il defunto Dino Viola volesse “smascherare il colpevole” è piuttosto bizzarra, soprattutto perché quella partita venne messa sotto inchiesta solo nel 1986, ma né la Roma né nessuno dei protagonisti venne giudicato colpevole perché il reato (di cui erano emerse le evidenze non certo per l’aperta confessione dei protagonisti) era già prescritto. Dove sarebbe questa volontà del presidente romanista di far saltare il coperchio della pentola e di rendere edotto il mondo dello sport dello scandalo? Non è chiaro. C’è da annotare che il Signor Vautrot non fu per niente tenero con i giallorossi nella “pratica”: annullò due gol a Bruno Conti (entrambi irregolari) sullo 0 a 0 e sul 3 a 0 e concesse il calcio di rigore per fallo su Pruzzo apparso piuttosto evidente a tutti. I 100 milioni, però, restano.

Riccardo Viola racconta così l’episodio:

Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e
attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui – continua – Ma bisogna dare all’arbitro 100 milioni. Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?”. Le parti in causa si accordano su un segnale convenzionale da rispettare per confermare l’avvenuta consegna del denaro. “Noi organizziamo una cena con l’arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c’è – racconta ancora Riccardo Viola – Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all’arbitro e dice: ‘Il signor Vautrot al telefono’. Quello era il segnale prestabilito”. Continua a raccontare Riccardo Viola: “Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: ‘Ha chiamato l’amico Paolo e mi ha detto di salutarvì. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: ‘Messaggio arrivato'”. Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro all’arbitro ci fu. “Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni”. Ma chi era l’uomo, amico di Vautrot, che mediò tra la Roma e l’arbitro? “Chi fosse l’amico Paolo non l’abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c’erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda.