DiBenedetto, chi è l’americano che compra la Roma?

Chi è Thomas DiBenedetto? Sembra incredibile, ma una vera risposta a questa domanda non c’è. La trattativa fra il “capo cordata” e Unicredit per l’acquisto del pacchetto azionario di maggioranza dell’As Roma è di fatto conclusa. Mancano le firme e l’annuncio ufficiale, ma quest’ultimo passo è stato rinviato alla seconda metà di aprile. Dopo due

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Chi è Thomas DiBenedetto? Sembra incredibile, ma una vera risposta a questa domanda non c’è. La trattativa fra il “capo cordata” e Unicredit per l’acquisto del pacchetto azionario di maggioranza dell’As Roma è di fatto conclusa. Mancano le firme e l’annuncio ufficiale, ma quest’ultimo passo è stato rinviato alla seconda metà di aprile. Dopo due giorni di trattative serratissime nello Studio Grimaldi Associati che rappresenta Unicredit le ultime notizie parlano di un nuovo assetto per la Roma che non vede l’uscita totale dell’istituto di credito.

Il 67% delle azioni della “vecchia” As Roma (al momento possedute al 51% dalla Famiglia Sensi e al 49% da Unicredit) andranno ad una nuova società partecipata al 40% sempre dalla banca di Piazza Cordusio e al 60% dalla Di Benedetto As Roma Llc del socio americano per una cifra intorno agli 80 milioni di euro. Nei fatti Di Benedetto avrà soltanto il 9% in più di quanto possedevano i Sensi, la sua sarà ancora una volta una partnership con la banca che ha tenuto in piedi la Roma in questi ultimi anni.

Insomma, i giochi sembrano fatti, la firma dovrebbe essere scontata, ma la risposta alla domanda principale manca ancora. Chi è questo DiBenedetto? Per essere ancora più chiari: dove li prende i soldi? Il mistero è fitto, nemmeno quelli de Il Sole 24 Ore sono riusciti a capirlo. Quello che si è riuscito a capire è che lo Zio Tom, come è già stato soprannominato dai tifosi che sognano un calciomercato faraonico, pare possieda un piccola partecipazione nel Fenway Sports Group, il gruppo che controlla i Boston Red Sox e il Liverpool. Secondo il Guardian questo rischia di creare il primo problema per l’iscrizione ai tornei della Uefa che non permette la partecipazione di due squadre che hanno, anche in percentuali minime, gli stessi soggetti fra i proprietari.

Nel caso in cui la trattativa venga portata fino in fondo l’americano dovrà cedere la sua quota del Fenway Sports Group, pena la mancata iscrizione della squadra con il minor punteggio nel ranking Uefa fra le due, la Roma. Quanti soldi c’abbia messo DiBenedetto non è dato saperlo visto che la società non è quotata e non intende divulgare l’informazione. Lo Zio d’America è anche l’amministratore delegato del Boston International Group, ma mettersi in contatto con la sede della società è impossibile.

Persino Richard D’Amore, socio di DiBenedetto insieme a Michael Ruane e James J. Pallotta nella Di Benedetto As Roma Llc, non vuole rilasciare dichiarazioni e si limita a dire: “Ne parli con Tom DiBenedetto perché è l’unico che ne sappia qualcosa” prima di attaccare il telefono in faccia al giornalista de Il Sole.

Saremo scettici, ma qualche sospetto sull’intera operazione comincia a venire a galla. Certo c’è Unicredit “a garantire” per DiBenedetto, ma qualche assonanza nel profilo del finanziere americano con un altro americano misterioso che sembrava in procinto di entrare nel nostro calcio è innegabile. Chi si ricorda più di Tim Barton? Nel 2009 questo strano personaggio piombò a Bari, con sciarpa biancorossa al collo, e sembrava pronto a prendersi la società da Matarrese per lanciarla ai livelli delle big italiane ed europee.

Tempo 2 mesi e di Barton non si seppe più nulla. Mentre a Roma la trattativa con DiBenedetto è allo step finale rispunta Alessio Mora, il mediatore che trattò l’acquisto del Bari per Barton, che in un’intervista a Tuttomercatoweb commenta:

È un’operazione puramente finanziaria. Unicredit ha interesse ad eliminare il problema Roma e cederla quindi ad un cliente forte. Questo cliente forte potrebbe essere Thomas DiBenedetto che in cambio otterrebbe una linea di credito importante e lo obbligherà a prendersi il pacchetto Roma. DiBenedetto non è un nuovo Tim Barton, anche perché qui se non sbaglio è stata Unicredit a cercare DiBenedetto. Magari in cambio gli hanno promesso altre linee di credito in America dove lui farà altre operazioni finanziarie. Mi auguro che non vada a buon fine per il buon senso del calcio perché la Roma merita un presidente innamorato del calcio che guardi giocatori e squadra e che non faccia solo interessi finanziari e non smantelli la Roma solo perché gli è stata data obbligatoriamente. Io non so chi sia e di cosa si occupi DiBenedetto. Qualche idea ce l’ho. Ma prendete le vostre informazioni e ve lo diranno, non posso dirlo io. Auguro alla Roma, come a tutte le società di calcio, di andare bene. Non mi permetto di parlare del signor DiBenedetto, perché le mie informazioni potrebbero anche essere sbagliate. Nessuno di Unicredit vuole prendere la Roma, così si sono trovati ad avere in mano il pacchetto azionario e di conseguenza stanno facendo un’operazione finanziaria. Oggi la Roma è in mano ad una banca che ha interesse solo per i suoi numeri e i suoi conti. Magari Unicredit avrà individuato in DiBenedetto un imprenditore facoltoso che magari ha bisogno di loro per altre operazioni finanziarie. Penso che non si tratti di un imprenditore che ha voglia di vivere per il calcio.

Non appena atterrato a Fiumicino, lo Zio Tom si è subito lanciato in proclami su 5-6 acquisti da fare, ma ha anche messo subito in chiaro che il suo interesse è legato (forse subordinato?) alla costruzione di un nuovo stadio, con tanto di critiche allo Stadio Olimpico subito respinte al mittente dal presidente del Coni Gianni Petrucci. Su Dagospia, al solito ben informati sui retroscena dei grandi affari, si sostiene che senza il business del nuovo stadio DiBenedetto avrebbe abbandonato il tavolo mascherandosi dietro al fatto che il bilancio della Roma avrebbe altri imprecisati e poco chiari “buchi” da riempire, lui che ufficialmente sarebbe titolare soltanto di una società nello stato (e semi paradiso fiscale) del Delaware con appena 1000 dollari di capitale sociale.

Soltanto speculazioni? Non si sa, tocca fidarsi dell’americano e di Unicredit.

I tifosi della Roma si fidano?