Diritti tv: la Lega vota contro, Galliani e Agnelli furiosi

Agnelli e Galliani contro Beretta “Porto la Juve all’estero”. Il Consiglio di Lega si schiera a favore delle 15 “piccole”, le altre 5 (Juve, Inter, Milan, Napoli e Roma) protestano

di antonio


Uscire dalla Serie A e andare a giocare in Premier o nella Ligue 1 francese? Stiamo valutando qualsiasi ipotesi. Aspettiamo le motivazioni della Corte di giustizia federale e poi la posizione dell’Alta corte di giustizia del Coni. A quel punto può di nuovo decadere tutto e bisogna valutare come si comporterà la Lega. E’ come se abitassimo in un palazzo: su tre piani stanno le cinque grandi, sul quarto tutte le altre squadre e loro decidono tutti i lavori da fare e noi paghiamo tutti i costi“. E’ dura la reazione di Andrea Agnelli alla decisione di Maurizio Beretta di votare per l’attuazione della delibera delle 15 cosiddette ‘piccole’ sui diritti tv (in pratica si attua l’assegnazione a tre agenzie demoscopiche di fare indagini per definire i bacini di utenza).

Agnelli aggiunge: “E’ una giornata difficile per la ripartizione del bacino d’utenza. La federazione è stata poco lungimirante: ha perso due volte gli Europei, la legge sugli stadi non decolla, e poi la regola sugli extracomunitari. In Lega invece la situazione è paradossale: c’è un presidente dimissionario che decide con una maggioranza precostituita. Ci sono cinque grandi squadre (Juve, Inter, Milan, Roma e Napoli, ndr) che hanno il 75% dei tifosi dalla loro parte ma subiscono le decisioni delle altre squadre. Noi abbiamo 3 milioni di audience contro 300 mila delle altre 15. Purtroppo chi non investe grandi cifre, in questo momento decide: ci appelleremo al Coni che tutela lo sviluppo dello sport. Siamo compatti con le altre 4, valutiamo anche l’ipotesi di un’uscita dalla lega“.

Ieri l’Alta Corte di Giustizia del Coni aveva accolto il ricorso delle cinque ‘grandi’ (Juve, Inter, Milan, Napoli e Roma) contro la delibera del 15 aprile scorso dell’Assemblea di Lega. Adriano Galliani non ci sta: “Con il voto decisivo di Beretta, la votazione è finita 6 a 5. Il prossimo round sarà in assemblea lunedì, e poi in tribunale. Beretta se ne assumerà le responsabilità anche patrimoniali. Smentendo se stesso, dopo essersi astenuto nell’ultimo consiglio, ora si è schierato con una delle parti. E’ un presidente che da tempo lavora a Unicredit da mattina a sera e in Lega non c’è mai. Ognuno nella vita fa ciò che vuole ma si assume le responsabilità“.

Hanno votato contro l’attuazione della delibera i rappresentanti di Milan, Inter, Roma, Napoli e Juventus. A favore, invece, quelli di Parma, Sampdoria, Udinese, Palermo e Catania, oltre al presidente della Lega di serie A. Beretta replica: “Oggi l’unica condizione vincolante era dare attuazione alla delibera. Non ho preso le parti degli uni o degli altri, ho fatto fino all’ultimo ogni tentativo per fare una composizione che vedesse il Consiglio di Lega unito nell’attuazione della delibera. A differenza dell’ultimo Consiglio di Lega dove era pendente il ricorso alla Corte di Giustizia Federale, oggi quel ricorso è stato respinto e di fatto la delibera è nella sua piena operatività. C’è una delibera dell’assemblea votata con una maggioranza di tre quarti contestata da un ricorso alla Corte che lo ha respinto. E quindi la delibera è nella sua esecutività e tenendo conto di questo ho ritenuto che così il Consiglio si dovesse posizionare“.

Le parole di Lotito prima della votazione (la Lazio fa parte del gruppo della altre 15 squadre): “La delibera è valida a tutti gli effetti e il Consiglio di Lega di oggi deve darle esecuzione“. Massimo Cellino è sulla stessa lunghezza d’onda: “I consiglieri delle cinque grandi si stanno rifiutando di dare esecuzione alla delibera. Ci contestano che 15 peones votano contro cinque di sangue blu. Si può discutere di tutto ma vanno riconosciuti i principi democratici“.