Moratti è l' Inter

In fondo non se ne era mai andato. Nonostante avesse lasciato quella poltrona ad un uomo altrettando degno di occuparla, l’ amico e bandiera Giacinto, la sua presenza nella vita dell’ Inter non è mai stata defilata.
Lasciava una discreta autonomia nella gestione ordinaria delle faccende nerazzurre, ma l’ ultima parola era giustamente sempre la sua. E tutti lo sapevano.
Giocatori, che a lui riferivano malumori e problemi. Allenatori, che sapevano che era lui che decideva le loro sorti. Dirigenti, che gli sottoponevano le loro scelte e si defilavano davanti alle tempeste scatenate dall’ opinione pubblica perchè la loro parola non era così influente come quella del patron. Giornalisti, che non hanno mai smesso di sostare davanti agli uffici della Saras per avere le sue dichiarazioni sui temi dell’ attualità interista e non. Tifosi, che gli hanno sempre imputato ora riconoscenza, ora critiche. Massimo Moratti tornerà alla prossima assemblea ordinaria dei soci presidente dell’ Internazionale e sarà lui quindi nel 2008 il presidente del Centenario, quando Mancini e giocatori, speriamo, gli avranno già regalato quei successi che insegue da troppo tempo. Era ed è la scelta più naturale possibile: in un’ epoca delicata per il calcio serviva dare un punto di riferimento riconoscibile e credibile nella navigazione di una stagione che come nelle previsioni si è presentata difficile fin da quando sono stati mollati gli ormeggi.
Le critiche dei disperati privati dello scudetto, le aspettative della gente moltiplicate fino all’ esasperazione, lo scandalo Telecom per cui è stata, senza alcuna prova, tirata in ballo l’ Inter da un’ opinione pubblica telecomandata da una informazione prezzolata e schierata: chiunque non non sarebbe riuscito a gestire questa situazione.
Tranne Massimo Moratti che, piaccia o meno, si identifica con l’ Inter e l’ Inter si identifica in lui. Sperando che l’ esperienza maturata lo renda meno indulgente con certi giocatori, meno disponibile con certa stampa e più aziendalista nel difendere Roberto Mancini dagli attacchi concentrici, negando fino all’ eccesso di pensare di sostituirlo ad esempio anche se non è così.
Non ci credo molto in verità, perchè lui è Massimo Moratti, nel bene e nel male, e sinceramente sono contento che non si chiami Luciano Moggi, Antonio Giraudo, Silvio Berlusconi, Adriano Galliani, Diego Della Valle o Claudio Lotito.

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