Prima vittoria del Parma in campionato.

Il gol di Budan in Parma - Ascoli
E così, al settimo tentativo, il Parma centra finalmente la prima vittoria stagionale, interrompe le due strisce negative più lunge della sua storia (cinque sconfitte consecutive, dieci partite senza vittorie), segna il primo gol al Tardini, mantiene la porta inviolata per la prima volta in campionato, salta Ascoli e Chievo, raggiunge il Milan a quota 4 portandosi a +5 sulla zona salvezza. Tutto bene, allora? Quasi, perché per usare un’espressione abusata i crociati vincono ma non convincono, aiutati per tutto il secondo tempo da un Ascoli di una pochezza imbarazzante, nettamente inferiore all’Odense di giovedì.
Pioli schiera finalmente la formazione che ha in mente da quest’estate con solo due piccole variazioni: Gasbarroni spostato a destra dove dovrebbe trovarsi più a suo agio con Pisanu a sinistra e Morfeo avanzato a fianco di Budan, da seconda punta classica. In mezzo il tecnico dà ancora fiducia a Ciaramitaro accanto a Grella e in certi momenti lo schieramento gialloblù assomiglia molto a un 4-2-4 con i quattro attaccanti alti sulla stessa linea. Così schierato, all’inizio il Parma sembra dominare e Pisanu si ambienta subito ottimamente sulla fascia "sbagliata", tanto che è lui a irridere Nastase e a scodellare una palla perfetta per Budan, bravissimo a fare un passo indietro per evitare il fuorigioco, a stoppare e a fulminare Pagliuca.

Inizio del Luna Park? Sbagliato. Inizio della paura, perché il terrore di subire il gol del pareggio attanaglia i crociati per tutti gli 80 minuti restanti con Morfeo che, al solito, inizia ad arretrare troppo alternando le consuete pregevolezze tecniche a giocate irritanti. Fortuna vuole che la sua immensa personalità (specie se paragonata a quella del pessimo arbitro Lops) gli consenta di conquistare falli a decine, spezzando così il già bolso ritmo di un Ascoli privo di idee e di talenti che non ha mai impensierito De Lucia, se non con un tiro fuori di poco del giovane Galloppa. La gara potrebbe finire all’inizio della ripresa se il guardalinee non segnalasse un fuorigioco inesistente di Pisanu che aveva appena insaccato uno dei pochi pregevoli contropiedi manovrati, grazie a una combinazione con Gasbarroni.

Non ha certo infuso coraggio alla squadra, infine, la sostituzione di un esausto Gasbarroni con Cardone, con cui Pioli ha riproposto la difesa a cinque di Odense con Bocchetti (che aveva già rilevato un incerto Castellini) e Coly larghi e con Cardone ad affiancare Paci e Contini in mezzo. Non era in difesa che si soffriva (Paci gigantesco: migliore in campo con Pisanu), ma a centrocampo dove Ciaramitaro ha deluso ancora mentre Grella, partito alla grande con due sventagliate delle sue, alla fine ha perso di lucidità ma si è arrangiato con la corsa, il mestiere e qualche palla in tribuna.

In generale, si è avuto la sensazione che la squadra non sia in grado di sostenere quattro giocatori dalle spiccate propensioni offensive, anche se la condizione fisica ormai dovrebbe essere quella ottimale: Gasbarroni è uscito stremato ma nonostante questo ha offerto un contributo scarso in copertura e non ha combinato granché davanti. In panchina scalpitano centrocampisti di gamba (ma non solo) come Dessena e Cigarini e a volte sembrano davvero sacrificati a fronte delle prestazioni di chi scende in campo. Non per insistere su un mio vecchio cavallo di battaglia, ma ritengo che questa squadra sia nata per giocare con tre centrocampisti centrali e se non si vuole rinunciare né a Morfeo né a Gasbarroni, si può schierare il primo dietro due punte e adattare l’ala torinese a seconda punta. Pioli rifletta su questo anche perché Budan (che pure ha dimostrato che senza essere un fenomeno, se servito a dovere sa timbrare il cartellino...) è sempre troppo solo, soprattutto quando Morfeo rincula troppo una volta in vantaggio (come ieri o come a Torino).

Insomma una partita che porta con sé di buono soprattutto (solo?) il risultato sia per la classifica, sia soprattutto per l’approccio psicologico: raramente si è vista una squadra giocare così timorosa di subire l’ennesima beffa e c’è da sperare che spezzato il tabù del primo successo, i giocatori trovino maggiore tranquillità a cominciare da mercoledì a Reggio Calabria dove una vittoria potrebbe già eliminare una concorrente salvezza mandandola a – 14. Non è evidentemente sufficiente una vittoria per considerare il malato guarito: la convalescenza è appena cominciata e la medicina migliore si chiama continuità; quattro punti tra Atalanta e Reggina potranno dare serenità a tranquillità, in caso contrario torneranno i fantasmi di sempre.

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