Zeman: "è un attentato alla giustizia"

Dopo le passate sentenze, Zeman aveva commentato “Si è curato il cancro con l’aspirina”.
Ieri invece ai microfoni della RAI il boemo ha detto “E’ un attentato alla giustizia”.
Il boemo non ha mai avuto peli sulla lingua e oggi lo ha dimostrato ancora una volta. Le parole di Zeman pesano tanto proprio perché trattasi di un uomo sincero.
Di sicuro da domani sarà lui a trovarsi nell’occhio del ciclone per le sue dichiarazioni, come quasi sempre accade in Italia, dove in mezzo ai guai ci stanno coloro che denunciano un ingiustizia e non coloro che la commettono.
La penalità della Juventus da –17 si è trasformata in un –9; la penalità della Lazio si è ridotta a soli tre punti; la penalità della Fiorentina è diventata di -15, quella del Milan è invece rimasta invariata.
Insomma i saldi d’autunno ci sono stati e come si dice in questi casi “abbiamo scherzato”.
Sia Zeman che l’arbitrato potevano fare di più.
Zeman avrebbe dovuto essere più pesante nelle sue dichiarazioni dicendo quello che in molti pensano e cioè che l’Italia per una questione di DNA non è il paese della giustizia, ma il boemo non è una persona sgarbata e come tutti gli uomini di classe sa fino a che punto arrivare.
L’arbitrato avrebbe invece dato il meglio di se se avesse ridotto ulteriormente la penalità del Milan, magari azzerandola.
Sarebbe stata la ciliegina sulla torta.
Alla fine la Juventus dal canto suo ha subito una serie B, la perdita di due scudetti, e una penalità in termine di punti di buona entità (anche se si tratta una squadra che forse avrebbe raggiunto la promozione anche con il –30 iniziale) e un qualche pregiudizio c’è stato anche se di poco conto rispetto a quello che era stato commesso.
È un po’ come se ti condannano a 10 anni di carcere per un omicidio volontario.
Non hanno senso, invece, le decisioni sul Milan e sulla Lazio dove sono state inflitte penalità a dir poco irrilevanti (il Milan è rimasto in Coppa Campioni).
Speriamo almeno che non inizi anche stavolta un caccia al boemo in stile Moggi e la sua gang.
Per il resto in alcuni casi le vie di mezzo sono la soluzione peggiore. In questo caso, invece, meglio questo che niente.
Dopotutto che ci aspettavamo, giustizia?

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