Tra Ronaldinho e Kakà scelgo… Juninho!

Dopo la meravigliosa tripletta di Kakà contro l’Anderlecht e complice il momento difficile di Ronaldinho nel Barcellona (in gran parte dovuto all’assenza del suo partner ideale Samuel Eto’o), è tornata d’attualità la sfida tra i due brasiliani per la palma del giocatore più forte del momento, un duello che potrebbe diventare decisivo anche in ottica

di mattia

Dopo la meravigliosa tripletta di Kakà contro l’Anderlecht e complice il momento difficile di Ronaldinho nel Barcellona (in gran parte dovuto all’assenza del suo partner ideale Samuel Eto’o), è tornata d’attualità la sfida tra i due brasiliani per la palma del giocatore più forte del momento, un duello che potrebbe diventare decisivo anche in ottica Pallone d’Oro dal momento che, si sa, negli anni pari viene generalmente premiato un giocatore che ha vinto una grande competizione per Nazionali (Europei o Mondiali), ma nell’Italia campione del mondo è stato il collettivo, più che i numeri di un solo campione, a fare la differenza.
Insomma, i finalisti di Champions League sembrano avere qualche chance in più rispetto agli azzurri di Lippi e i trionfatori del Barça qualche possibilità in più rispetto a Thierry Henry, uscito sconfitto dalla finale col suo Arsenal. Prima dell’infortunio era proprio Samuel Eto’o uno dei candidati più autorevoli, nonostante l’handicap di non aver giocato in Germania, ma diventa difficile premiare un giocatore fermo da tre mesi, anche perché la giuria di France Football storicamente tende a farsi impressionare dalle prestazioni delle ultime tre settimane più che dall’intero anno solare.

Ecco dunque che prende forma la possibilità di una conferma di Ronaldinho che pure nel 2006 non ha vissuto la sua stagione migliore: ottimo con il club (Liga e Champions League da protagonista), ma clamorosamente sotto tono proprio nella vetrina mondiale e in questi ultimi decisivi mesi. Cosa meglio, quindi, di una tripletta europea per rilanciare le azioni di Kakà? Oggi il rossonero è sicuramente più in forma di Ronie ed è in condizioni strepitose tanto da essere capocannoniere della Champions League, pur essendo un giocatore che privilegia la giocata per la squadra piuttosto che la soluzione personale.

A scanso di equivoci va detto subito che sono due giocatori difficilmente comparabili per caratteristiche fisiche, tecniche e di gioco, tanto che possono tranquillamente giocare insieme nella nazionale verdeoro, auspicabilmente con esiti diversi rispetto a Germania 2006: Ronaldinho è un attaccante che ama partire dall’esterno per andare all’assist (vedi magia per Gudjohnsen nell’ultimo Barcellona – Chelsea) o stringere in dribbling per la conclusione, Kakà è un trequartista classico che sa adattarsi alla fascia (malvolentieri) e che sa mettere il proprio centravanti davanti alla porta, così come andare al tiro dalla distanza o partire in progressione palla al piede, una via di mezzo tra Lothar Matthäus e Zinedine Zidane (scusate se è poco….!) che tuttavia ha bisogno di una condizione fisica perfetta per rendere al massimo. Detto dell’impossibilità di un confronto diretto, va anche detto che in termini assoluti (tecnica, rendimento, impatto sulla partita) per ora non c’è partita: Ronaldinho è il fuoriclasse assoluto che nasce una volta per decennio, Kakà è un talento straordinario che emerge, però, in mezzo a tanti altri talenti.

Personalmente, tuttavia, tra i due litiganti farei godere il proverbiale terzo: Juninho Pernambucano. Non c’è dubbio che nel magnifico Lione di Gerard Houllier ci sia moltissimo del sottovalutato trentunenne di Recife che fa della discrezione uno stile di vita e preferisce gol e assist alle copertine dei rotocalchi e alle prime pagine dei quotidiani. Non a caso, l’arrivo di Juninho a Lione nel 2001 ha coinciso con una sequenza di cinque titoli consecutivi per l’Olympique (che non vantava alcuna tradizione) e una costante presenza tra le migliori d’Europa tanto che quest’anno la società lionese non fa mistero di puntare apertamente alla finale di Champions League. Juninho è un centrocampista di chiara ispirazione offensiva (58 gol in 192 gare col Lione) ma di un’intelligenza tattica fuori dal comune, tanto che permette al suo tecnico di schierare tre punte davanti a lui; la sua tecnica individuale non si discute ed è da anni di gran lunga il miglior calciatore di punizioni del mondo. Insomma un vero fuoriclasse e un vero uomo squadra: è lui, per me, il migliore del mondo in questo momento e il fatto che anche lui sia brasiliano come gli altri candidati è l’ennesima dimostrazione che undici talenti non fanno una squadra come hanno imparato qualche mesi fa i tifosi verdeoro, sulla propria pelle.