Devis Mangia, la copertina è sua: conosciamo meglio il tecnico del Palermo

Devis Mangia: scopriamo chi è il giovane allenatore del Palermo che ha battuto l’Inter all’esordio in Serie A


Prima partita su una panchina di Serie A, primi tre punti, prima vittoria contro una big: Devis Mangia ieri sera ha vissuto una serata che difficilmente dimenticherà battendo l’Inter per 4-3 col suo Palermo. Così oggi è lui il personaggio del giorno, subito intervistato telefonicamente da Radio Anch’io lo Sport su Radio Rai Uno:

“Io i piedi li ho ben piantati a terra, ma dobbiamo ragionare in positivo e non vedere sempre il lato oscuro delle cose. Tanto a cosa ci porterebbe? Mi sono guadagnato un’altra partita? L’ho detto, è vero. È stata una battuta perché bisogna prenderle così le cose. Tutti dicono che sono un allenatore precario o a tempo, una soluzione-ponte. Io ho detto che andavo a giocarmela e continuo su quella linea. Quando sono arrivato avevo chiesto di non avere un pessimismo preconcetto che non fa bene a nessuno. Ora sta a noi ricreare entusiasmo nella gente e ieri abbiamo fatto un primo passo, una buona prestazione”.

Sprizza felicità ed umiltà il tecnico lombardo, appena 37 primavere e allenatore più giovane della Serie A, anche rispetto a Vincenzo Montella, a pochi chilometri di distanza sull’isola ma più “vecchio” di qualche giorno. Ora è il momento di confermarsi, mica facile:

“Ora andiamo avanti: domenica c’è l’Atalanta e io non ragiono a lunga scadenza. Se cominciamo a parlare di altre cose mettiamo il piede in fallo e sbagliamo di grosso. L’allenatore è nuovo e la squadra anche, non dobbiamo assolutamente fare calcoli ma pensare una partita per volta, poi vediamo come va. L’Inter? Noi abbiamo preparato la gara pensando che avrebbero giocato a tre dietro come fatto in tutto il pre-campionato. Mi aspettavo queste scelte anche in funzione della Champions e l’abbiamo giocata bene. La vittoria merito del Palermo o demerito dell’Inter? Io ho cominciato da poco, faccio fatica a guardare la mia di squadra figuriamoci quella degli altri. L’Inter comunque è una big e preferisco pensare che abbiamo fatto una grandissima partita noi”.

Zamparini ha la fama di mangia-allenatori e lo stesso Mangia, curioso gioco di parole, è stato sulla graticola sin dall’inizio: esonerato Pioli l’imprenditore friulano ha corteggiato subito Delio Rossi, che però non se l’è sentita. Si era fatto il nome di Donadoni, ma ora come si metteranno le cose se Mangia inizia ad ingranare? Durante la stessa trasmissione il numero uno dei rosanero è intervenuto in questo modo:

“Non ho chiamato Mangia per fargli i complimenti? Non avevo il suo numero di telefono. A parte gli scherzi, ci siamo sentiti ho avuto il numero dal mio staff, abbiamo fatto una bella chiacchierata e l’ho avvertito che dopo aver battuto le grandi spesso abbiamo sofferto per mancanza di concentrazione in partite come quella con l’Atalanta di domenica prossima. Cosa mi è piaciuto? L’atteggiamento grintoso e aggressivo che non avevo mai visto da 7 anni a questa parte. Miccoli? È stato straordinario, ma tutti hanno giocato bene perché la testa è quella che conta, sono loro i primi che devono crederci. I nuovi? Mi sono piaciuti tutti e aspetto quelli che ieri non c’erano, a partire da Zahavi, quindi Cetto, Munoz e tutti gli altri”.

Ma come ha fatto Devis Mangia a ritrovarsi sulla panchina del Palermo?

Merito di una città, Varese, e di Sean Sogliano, l’anno scorso diesse proprio dei lombardi che ha voluto il giovane tecnico a Palermo, per affidargli la Primavera. L’anno scorso fece un mezzo miracolo: plasmò una giovane squadra, il Varese Primavera, dal nulla facendo faville al Viareggio ma soprattutto in Campionato, giungendo a 5 secondi dal titolo incredibile di Campione d’Italia. All’ultimo secondo il romanista Montini siglò il 2-2, poi ai supplementari ancora Montini (che siglò una tripletta, ora è in prestito al Benevento) sgretolò definitivamente il sogno. Ma la grande stagione è rimasta, così come rimase la doppia promozione dall’Eccellenza alla C2 del Varese quando in realtà era stato scelto per allenare la Beretti. Poi Tritium, Ivrea e Valenzana, fino a che si è ritrovato la squadra varesotta in B ed ha accettato di guidarne la neonata Primavera.

Così lo descrivano al portale calciomercato.com due suoi ex giocatori, l’anno scorso in biancorosso e protagonisti dell’ottima annata. Partiamo da Paolo Marchi, scuola Inter ora al Carpi:

“Mangia è un grandissimo motivatore, si ispira a Mourinho, anche lui ha qualcosa di speciale. Ovviamente è bravo pure nella tattica pura, ma il suo maggior pregio è quello che tira fuori il meglio da ogni calciatore. Noi prima delle partite entravamo carichi a mille, ci trasmetteva una carica agonistica devastante. Prima dei match tirava fuori il computer e ci mostrava scene epiche di film come il “Sapore della Vittoria” o “Ogni Maledetta Domenica”. Risultato: eravamo dei leoni, bruciavamo l’erba, per noi nessun obiettivo era precluso. Un metodo che mai avevo provato, ma davvero vincente, e questo proprio grazie al mister. Sapete il Varese non aveva una squadra giovanile, siamo tutti stati acquistati velocemente, puntavamo a fare bella figura e niente di più, poi grazie al lavoro col mister abbiamo ottenuto dei risultati spaventosi, e fino a pochi secondi dalla fine della finalissima Scudetto eravamo campioni d’Italia. Io non ho mai avuto un rapporto così bello con un allenatore. Lui ti tratta da calciatore professionista, ti dice le cose in faccia e pretende che tu faccia lo stesso. Non ci sono figli e figliastri. Ma con lui poi si può anche scherzare, si può parlare e ci si può confrontare. In questo modo ha ottenuto il rispetto e l’ammirazione di tutta la rosa. Ed è proprio grazie a queste doti che farà benissimo al Palermo, si farà rispettare dalla stampa e non sarà mai Zamparini a mangiarselo, ma semmai avverrà il contrario”.

Marchi spiega inoltre che “meno male che è passato ad allenare, da giovane faceva il portiere, era scarsissimo, manco si buttava, e anche sotto questa accezione negativa ricorda lo Special One“, mentre Dario Toninelli, cresciuto invece nel Milan e ora al Latina, sottolinea ulteriori aspetti di Mangia:

“Per noi è stato come un padre. Ci ha insegnato tanto sia sotto l’aspetto umano che sotto quello calcistico. E insieme ci siamo presi delle belle rivincite. Noi calciatori abbiamo dimostrato di poter giocare ad alti livelli, lui che era passato dalla C2 alla Primavera, ha fatto vedere di che pasta è fatto. Il mister aveva portato, anni fa, il Varese dall’Eccellenza alla C, è un uomo con la U maiuscola, adatto ad allenare sia i giovani che in serie A. Spesso prima dei match ci mostrava anche le immagini delle nostre partite, le azioni dove segnavamo, che erano intervallate da frasi celebri che ti caricavano al massimo e che ti facevano venire voglia di spaccare il mondo. Il mister diceva sempre che prima di entrare in campo dovevamo pensare a qualcosa di positivo che ci era successo. Io ho passato 5 anni al Milan giocando come difensore centrale, lui mi ha spostato sulla destra e devo dire che ci ha preso in pieno”.

Insomma, vi siete fatti un’idea sull’allenatore che ha battuto l’Inter di Gasperini all’esordio in Serie A?

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