Lo sfogo di Morfeo: “Fuori gli attributi!”

Sono state parole dure, quelle pronunciate sabato sera da Domenico Morfeo nell’intervista a caldo subito dopo Siena – Parma davanti alle telecamere di Sky, parlando esplicitamente di una squadra priva di attributi destinata a finire in Serie B se continua a subire rimonte come quella di Siena. In sala stampa il numero 10 crociato ha

di mattia

Sono state parole dure, quelle pronunciate sabato sera da Domenico Morfeo nell’intervista a caldo subito dopo Siena – Parma davanti alle telecamere di Sky, parlando esplicitamente di una squadra priva di attributi destinata a finire in Serie B se continua a subire rimonte come quella di Siena. In sala stampa il numero 10 crociato ha poi fatto una mezza marcia indietro senza tuttavia intaccare la sostanza del suo pensiero: “Io sono un uomo – ha spiegato il fantasista – le responsabilità me le sono sempre prese. Ho fatto un’affermazione pesante, dura, senza mirare a nessuno in modo particolare. Nella foga e nella delusione si possono dire delle cose pesanti: io ho usato parole e termini pesanti, che non è giusto dire, soprattutto in televisione. Poi, dentro lo spogliatoio, non sotto gli occhi di tutti, siccome noi siamo un gruppo, ci si può dire di tutto, però la cosa sbagliata è quella che ho fatto io: andarla a dire a fine gara a caldo in televisione. Chiedo scusa per lo sfogo a chi mi ha ascoltato: ho usato anche termini poco carini e fuori luogo. Io non devo farmi sentire dalla gente, ma nello spogliatoio. Ripeto: il mio intervento era dovuto alla delusione perché abbiamo preso il gol del pareggio proprio allo scadere” .
Un j’accuse comprensibile, quello del talento di Pescina, autore della prima rete stagionale, ma come giustamente sottolineato anche dallo stesso giocatore, uno sfogo che sarebbe dovuto rimanere nel chiuso dello spogliatoio. Ma la sostanza delle parole del leader del Parma non cambia: nei minuti finali di Torino e Siena, i gialloblù hanno buttato via quattro preziosissimi punti in chiave salvezza e al Franchi la cosa è doppiamente grave perché il vantaggio era di ben due reti a pochi minuti dalla fine. In generale poi, il Parma non è mai stato in grado di gestire il vantaggio salvo che con l’Ascoli (ma quanta sofferenza!), mentre anche con l’Atalanta la vittoria era arrivata solo dopo il pareggio ospite.

Logico, quindi, interrogarsi su quali siano i limiti (più psicologici e caratteriali che tecnici e fisici) di una squadra che a mente serena è in grado di sviluppare un ottimo calcio come quello visto per quasi un’ora a Siena e di andare a segno ormai con una certa continuità grazie soprattutto all’ottima vena di un ritrovato Igor Budan (cinque gol in dieci gare) che ha già raggiunto il suo record stagionale di gol in Serie A e si appresta a ridicolizzare le dieci reti di Corradi, in barba ai criticoni del loggione del Tardini. Il problema, dunque, è che il Parma prende troppi gol e non credo sia una questione di uomini, né tanto meno tattico; è piuttosto un problema di atteggiamento della squadra che mostra troppa insicurezza nei momenti topici e si lascia prendere dalla nikefobia. Quella paura di vincere che nel tennis ti fa venire il braccino e come nel tennis ti fa giocare male nei momenti decisivi di una partita e te la fa perdere, magari pareggiare quando va bene.

Già, perché il bicchiere senese è certamente mezzo vuoto per il gioco espresso e per come si era messa la partita, ma dall’altra parte del tavolo è anche mezzo pieno perché non va dimenticato che il Parma non faceva punti in trasferta dalla prima giornata, perché prima della partita un pareggio sarebbe stato accettato volentieri da tutto lo staff, perché il Siena finora ha perso una sola partita (due mesi fa) a dimostrazione della sua tigna, perché poche squadre oltre alla Roma passeranno al Franchi, perché il 2-2 di Bogdani fa il paio con il 2-2 di Dessena a tempo scaduto dell’anno scorso, perché nessuna inseguitrice in classifica ha vinto, e infine perché se qualcuno ha recriminato per il rigore regalato domennica scorsa da Herberg, con il primo gol del Siena in fuorigioco e la carica su Paci in occasione del pareggio, il Parma si è già rimesso pari con la fortuna. E con gli arbitri.

Quello che c’è da fare ora è resettare la mente, prendere il punto rimediato a Siena e metterlo in cascina, dimenticandosi di come è arrivato e perché. Giovedì si va a Napoli per onorare anche la Coppa Italia e domenica sera arriva l’Inter in una di quelle partite in cui i gialloblù, strabattuti in partenza e senza nulla da perdere, in genere si esaltano. E per allora Pioli potrà contare su quasi tutta la rosa: Ferronetti e Pisanu sono recuperati, Fernando Couto è stato reintegrato e in infermeria restano solo Kutuzov e lo sfortunatissimo Beppe Cardone. Ieri il difensore ha riportato la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro e la sua stagione finisce qui. Tanti auguri di rivederlo presto in campo.