Gasperini: “L’Inter non ha fatto il mercato che mi serviva, io volevo Lavezzi e Palacio”

Intervista a Gianpiero Gasperini che ha raccontato tutte le sue difficoltà sulla panchina dell’Inter. La società non ha mia creduto veramente in lui


A tre giorni dall’esonero Gianpiero Gasperini ha deciso di raccontare al Secolo XIX la sua verità sull’esperienza all’Inter. Il tecnico di Grugliasco ha detto chiaramente di non essersi sentito supportato dalla società durante il mercato, che non si è mai veramente impegnata per arrivare a quei giocatori che servivano per il suo sistema di gioco. Gasperini avrebbe voluto allenare Lavezzi e Palacio, ma alla fine si è dovuto accontentare di giocatori con caratteristiche non adatte ad interpretare il suo gioco, come ad esempio Sneijder:

“Ceduto Eto’o io avrei voluto due giocatori, due di numero: Lavezzi e Palacio. Non si poteva spendere? Ok, ma si poteva cedere Sneijder, Pandev (che invece è stato “regalato” al Napoli) e oltre a Santon, pure Mariga e Muntari. Con due esterni d’attacco, con Milito e Pazzini al centro, non c’erano problemi: giocavano 30 partite ciascuno, tra campionato, Champions e Coppa Italia. Invece è arrivato Forlan, altro campione, pure lui in campo e fuori. Ho pensato di farlo giocare largo a sinistra e da quella parte poteva partire anche Sneijder. Già, alla fine qualcuno doveva restare fuori, comunque.”

Ma Gasperini non si ferma qui, perché secondo il suo punto di vista non solo la società non l’ha messo in condizione di far rendere il suo 3-4-3, ma gli ha anche consegnato in mano una squadra vecchia ed ormai logora:

“Il vero problema era a centrocampo. In mezzo i problemi li ho visti subito, questione di carta d’identità, giocatori con qualità straordinarie, ma provati da tante battaglie. Mi sono anche chiesto: perché comprare Kucka per lasciarlo al Genoa? Lui ha quelle caratteristiche di “fisicità” che non sono certo simili a quelle che ha Poli. Io sapevo, so, che i risultati determinano tutto. L’Inter sapeva che il mio modulo è il 3-4-3. Non è che non ne conosca altri, ma credo che con questo le squadre che alleno riescano a dare il gioco migliore. Che pensavo di giocare così lo hanno visto tutti, ma non bastava, non sono così presuntuoso. L’ho spiegato quando ho parlato, tre volte, con i dirigenti dell’Inter. Per questo, ho sostenuto che le polemiche sul modulo erano pretestuose”.

Nonostante tutto il rapporto di stima personale con i giocatori ed il presidente Moratti resta però immutato:

“Il presidente Moratti è e resta un uomo eccezionale. E lo sono anche i giocatori. Ve ne dico uno? Sneijder è un uomo eccezionale, è venuto a salutarmi, so io cosa ci siamo detti. Non erano questi i problemi. Io credevo che le cose si sarebbero mosse. So che il mercato ha dei tempi, delle esigenze, che prima bisognava vendere alcuni giocatori. Per motivi di bilancio? Per scelte tecniche? Non era questo il punto, non c’erano divergenze, io faccio le mie scelte, ma rispetto i ruoli della società. Certo, per vendere Eto’o è stato impiegato molto tempo, più di un mese e questo è stato uno stillicidio, si sapeva che con quelle cifre in ballo non poteva finire in altro modo. Però speravo che ceduto Eto’o si sarebbe anche fatto altro. Non ho mai avuto preclusioni verso nessuno, il rapporto con la squadra, con i giocatori è sempre stato e resta eccezionale”.

Gasperini alla fine dell’Intervista ha chiuso con una domanda retorica alla quale forse è fin troppo facile rispondere: “Se l’Inter non credeva nel mio gioco, perché mi ha scelto?“. I fatti hanno dimostrato che è stato “scelto” solo per mancanza di alternative.