La legge é uguale per tutti. O forse no?

Le pricipali testate sportive degli ultimi giorni, sguazzando nel momento grigio del Milan, si sono scatenate, come di consueto in queste circostanze, sul “Milan che verrà”. Oltre all’elenco interminabile di giocatori, affermati e non, che potrebbero vestire la maglia rossonera dalla prossima stagione, si é anche aperto ufficialmente il toto-allenatore. Pare infatti che il mandato

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Le pricipali testate sportive degli ultimi giorni, sguazzando nel momento grigio del Milan, si sono scatenate, come di consueto in queste circostanze, sul “Milan che verrà”.
Oltre all’elenco interminabile di giocatori, affermati e non, che potrebbero vestire la maglia rossonera dalla prossima stagione, si é anche aperto ufficialmente il toto-allenatore.
Pare infatti che il mandato di Ancelotti sia arrivato al capolinea e la scelta del successore si sia focalizzata su un trio piuttosto suggestivo.
Il primo nome, non é una sorpresa, é il già ventilato e mai dimenticato idolo Marco Van Basten. Nuovi, invece i due concorrenti del Cigno di Utrecht, ovvero Luciano Spalletti, attuale mister della Roma e, udite udite, il C.T. campione del Mondo, Marcello Lippi.
Chiudendo per un momento gli occhi sulla dichiarata “juventinità” di quest’ultimo, si tratterebbe sicuramente di una soluzione importante in via Turati.
Il problema però é un altro. Infatti per regolamento, l’allenatore toscano non può tornare ad allenare finché il figlio Davide continuerà ad esercitare come agente dei calciatori.

Questo é quanto stabilisce la l’Antitrust. E’ il desueto discorso sul conflitto di interessi che, tra le varie vittime, ha visto anche Silvio Berlusconi, per la presidenza del Milan e Adriano Galliani per quella della Lega Calcio, giusto per rimanere in casa rossonera. Giusto o sbagliato che sia.
Pare però che con un blitz proprio all’Antitrust, Marcello Lippi, dall’alto della sua influenza resa imponente dal titolo iridato, abbia cambiato in un solo pomeriggio il regolamento dei procuratori appena partorito insieme alla FIGC.
Non c’è stato bisogno di affannarsi troppo, Marcello ha fatto pesare il proprio ruolo di campione del mondo lasciando intendere che se la norma non fosse stata cambiata, lui non avrebbe più potuto allenare. Uno smacco per il calcio italiano dopo la conquista della Coppa del Mondo proprio col tecnico viareggino in panca.
E così, l’inflessibile presidente dell’Antitrust, ha dovuto suo malgrado fare un calamoroso dietro-front: Davide Lippi e tutti i figli di papà del calcio italiano possono tranquillamente continuare a fare il loro mestiere in barba al tanto sbandierato rigore sul conflitto d’interesse. Basta solo che abbiano l’accortezza di evitare affari con le società nelle quali lavora un loro parente.
Come dire: fatta la legge, trovato l’inganno.