Roma, Luis Enrique finalmente vince: disamina di una squadra che non convince


A vedere la classifica, c'è poco di che fasciarsi la testa: in fondo sono tutte lì, tra la prima e la tredicesima ci sono solo tre punti, a parte Bologna e Cesena tutte hanno vinto almeno una partita, e sì, diciamolo, siamo solo all'inizio e fino all'ora solare conta tutto relativamente poco. Così stasera la Roma ha vinto per la prima volta in campionato, come del resto hanno fatto Inter, Milan (e Siena), si è portata a 5 punti e ha fatto respirare Luis Enrique. Lo spagnolo, uomo che della resistenza ha fatto spesso un marchio di fabbrica (soprattutto nella Maratona delle Sabbie), sa che la strada è lunga ma sa anche che sul percorso ha chi lo incoraggia: a sua detta i tifosi che lo fermano in giro per la Capitale, ma anche la società che ha fatto sin dall'inizio quadrato intorno a lui.

Così alla vigilia aveva asserito placido e convinto: "Dimissioni? No, non penso di dimettermi se perdo a Parma. E non chiedo fiducia, ma tempo", mentre dopo lo striminzito, quanto prezioso, 0-1 del Tardini, l'ex Barcellona può finalmente dichiarare sereno che "sono finalmente soddisfatto di come abbiamo giocato anche se è andata meglio nella ripresa che nel primo tempo". E Thomas DiBenedetto gli fa l'eco: "Noi tutti supportiamo Luis Enrique perché è un gran lavoratore ed è una persona che sa cos'è la competizione. I tifosi lo hanno conosciuto quando era un calciatore: lui lavora al meglio delle sue possibilità, ma ha bisogno anche di un po’ di fortuna". Eppure il canuto americano ha sofferto non poco in terra d'Emilia e durante i minuti finali è stato pizzicato mentre si faceva un esplicativo segno della croce.

La realtà è che questi tre punti sono tanto importanti in termini di morale, quanto assolutamente nulli in termini di gioco; il punto è: la Roma è stata brava a saper soffrire, o ha sofferto troppo e ha sfruttato la pochezza di Biabiany, i rimpalli favorevoli e in generale la buona sorte? La partita, e il secondo tempo in particolare, non hanno dato contro i giallorossi in tutto e per tutto, però la solita manovra arrugginita ha impedito e di chiudere la partita e di dimostrarsi grandi, quale vorrebbero essere la Roma e i suoi interpreti. Vanno bene gli entusiasmi per i tre punti lontani dall'Olimpico, ma deleteri sarebbero senza una autocritica sacrosanta: i giallorossi sono ancora abulici, affidati all'estemporaneità delle giocate, macchinosi in difesa e leziosissimi a centrocampo.

Sabato prossimo l'Atalanta: "Sono un buon allenatore. E lo dico solo perché sono modesto. Questa è una situazione difficile, ma non vendo fumo" parole di Enrique. A quando, dunque, il gioco spumeggiante di catalana memoria, caro Luis? Se dovesse rispondere DiBenedetto, allora se ne uscirebbe con le parole usate anche stasera in Emilia: "C'è una canzone che dice, Roma non è stata costruita in un giorno... È un messaggio che dobbiamo avere in testa e magari riascoltare la canzone tante e tante volte. Questa è la strada che tutti devono seguire". La verità è che per costruire ci vuole un progetto, ma almeno ad oggi sembra che tutto il materiale (che pure c'è) sia utilizzato alla rinfusa.

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