Il latitante Chinaglia vuole la Lazio

“Non mollo. La mia ambizione è quella di guidare la società biancoceleste e solo chi vivrà potrà vedere quello che succederà. Là, comunque, la gente mi ama”. Ne sarà davvero convinto Giorgio Chinaglia, la ex bandiera laziale rifugiatasi negli Stati Uniti per evitare il mandato di cattura europeo per aggiotaggio ed estorsione durante il tentativo

“Non mollo. La mia ambizione è quella di guidare la società biancoceleste e solo chi vivrà potrà vedere quello che succederà. Là, comunque, la gente mi ama”.
Ne sarà davvero convinto Giorgio Chinaglia, la ex bandiera laziale rifugiatasi negli Stati Uniti per evitare il mandato di cattura europeo per aggiotaggio ed estorsione durante il tentativo di scalata alla Lazio? Non che sia il primo personaggio del mondo del calcio a comportarsi così: Luciano Gaucci quando ha capito che brutta aria tirava ha fatto i bagagli e si è trasferito a Santo Domingo, lasciando agli “amati” figli l’ onore di essere ospitati nelle patrie galere.
Ricapitoliamo la vicenda. Secondo la Procura di Roma Chinaglia e i suoi complici mettono in giro la voce che un gruppo farmaceutico ungherese è pronto a rilevare la società di Lotito. Le azioni della Lazio, cominciano ad avere un andamento altalenante in borsa, per le voci fatte circolare ad arte.
L ‘ex calciatore si presenta con tre bonifici per un totale di venti milioni di euro che, dice, vengono dalla Wolks Bank di Budapest e arrivano al San Paolo Imi. Tutto falso, ovviamente, dei soldi non c’è neanche l’ombra. Ma sullo sfondo della vicenda si profila un interesse della camorra per la società di calcio che – dovranno accertare le indagini in corso – forse voleva acquistare per riciclare denaro sporco. Per mettere ulteriori pressioni a Lotito, il gruppo si serve di 4 personaggi di spicco del gruppo Ultras laziale Irriducibili, inferociti con il presidente perchè si è legittimamente riappropriato della gestione del merchandising ufficiale della società, mettendo fine a privilegi ingiustificati concessi dalle gestioni precedenti in cambio di una “pace” armata assicurata dalla curva.
Questi personaggi, di cui uno oggi è stato riportato che sarebbe in gravi condizioni per il prolungato sciopero della fame per protestare contro la lunga detenzione preventiva, minacciavano in maniera esplicita anche gli altri tifosi che non volevano contestare la dirigenza. Una vicenda incredibile, paradigmatica del clima che si respira negli stadi italiani.
Se Chinaglia davvero amasse la Lazio e la sua tifoseria, sarebbe già tornato per chiarire la situazione sua e degli altri arrestati. Invece resta nella sua bella, comoda e sicura villa negli States…