Nazionale nel tempo libero

< Qualche anno fa tutte le partite della nazionale inglese, comprese le amichevoli, si giocavano a Wembley ed in ognuna di queste gare vi era il tutto esaurito, indipendentemente dal fatto che l’avversario fosse il Brasile, la Francia o la Georgia. La nostra federazione per fare in modo che la nazionale faccia registrare incassi degni

<

Qualche anno fa tutte le partite della nazionale inglese, comprese le amichevoli, si giocavano a Wembley ed in ognuna di queste gare vi era il tutto esaurito, indipendentemente dal fatto che l’avversario fosse il Brasile, la Francia o la Georgia.
La nostra federazione per fare in modo che la nazionale faccia registrare incassi degni di nota anziché trovargli una dimora fissa, la fa girare per lo stivale, con preferenza per quelle piazze che magari sono al margine del grande calcio.

La scelta della nostra federazione tutto sommato non è sbagliatissima, perché l’Italia è di tutti.
Quello che non va bene è invece che la maglia azzurra interessi poco ai tifosi delle cosiddette squadre di vertice e che spesso si decida di giocare nelle grosse piazze solo le partite decisive.
Un po’ di mentalità d’oltremanica, noi tifosi dovremmo comunque ereditarla.
Più di noi, però, a dover seguire l’esempio anglosassone devono essere alcuni nostri calciatori.
Negli ultimi anni si è diffusa la moda strana di accordarsi con il commissario tecnico per le convocazioni nelle gare amichevoli.
Da Trapattoni in poi calciatori e società concordano a tavolino (o meglio al cellulare) quali calciatori devono essere convocati e quali no.
Circostanza ancora più preoccupante è che sulla scia di casi illustri (Nedved su tutti) si sta adottando la politica della “rinuncia controllata”, e cioè abbandonare la nazionale durante le qualificazioni, per poi mettersi a disposizione per le fasi finali.
Il caso del fuoriclasse bianconero è il frutto di una rinuncia effettiva, divenuta poi revocabile, un po’ come successe per Franco Baresi nel 1992.
Grave sarebbe invece se chi si allontana dalla maglia azzurra lo fa accordandosi con la federazione e con il tecnico, per poi uscire dall’uovo di Pasqua quando ci sarà da giocare l’Europeo, sempre se ci qualifichiamo, si intende.
Sarebbe più rispettoso per la casacca dei campioni del mondo se le rinunce venissero dal cuore e non dovute al fatto che momentaneamente si hanno altri impegni.
Onorare la maglia azzurra non sarebbe male, ogni tanto, prendendo esempio da coloro che, come Roberto Baggio, hanno prolungato la loro carriera solo nella speranza di vestire ancora la maglia azzurra.
Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.