Grazie Pep

“La testa mi dice di andare avanti, ma il corpo mi chiede di fermarmi, così sono andato in corto circuito.” Con questa dichiarazione, annuncia il suo addio al calcio giocato uno dei grandi del calcio europeo: Josep “Pep” Guardiola. In Italia sarà ricordato per il suo passaggio al Brescia, nel 2001, dove di tangibile lasciò

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“La testa mi dice di andare avanti, ma il corpo mi chiede di fermarmi, così sono andato in corto circuito.”
Con questa dichiarazione, annuncia il suo addio al calcio giocato uno dei grandi del calcio europeo: Josep “Pep” Guardiola.
In Italia sarà ricordato per il suo passaggio al Brescia, nel 2001, dove di tangibile lasciò solo la sua positività al nandrolone. Erano gli anni della lotta al doping. Poi una meteora a Roma, sponda giallorossa, dove non trovò quasi mai spazio.
Ormai “Pep”, era una stella che stava seguendo una parabola discendente. Parabola che ha raggiunto il culmine negli ultimi tre anni, passati tra Qatar, al fianco di altri grandissimi, quali Batistuta e Fernando Hierro, e il Messico, dove ha chiuso la sua carriera.

Stella decadente si diceva. Ma pur sempre stella.
Infatti il giocatore, catalano al cento per cento, è stato per anni simbolo e faro dei Blaugrana, con i quali ha esordito nel dicembre 1990.
Guardiola ha vinto tutto quello che c’era da vincere di prestigioso, con il “suo” Barcellona, di cui è stato la guida in mezzo al campo per circa 400 volte:
Coppa dei Campioni 1992 (ai danni della Sampdoria)
2 Coppa delle Coppe
6 Titoli iberici
2 Coppe del Re
4 Supercoppe spagnole.
Ad impreziosire una carriere tutto sommato breve, seppur intensa, anche 47 presenze e cinque reti con le Furie Rosse.
Grazie e arrivederci.