Rivera, l’anti-Milan

“Rivera la smetta di parlare di Milan perché come dirigente ha fatto abbastanza danni. I milanisti che lo hanno amato sul campo sono tantissimi. Ma il Rivera dirigente cosa ha fatto? Visto che lo ha portato 2 volte in B, si astenga dal parlare del Milan. Il ciclo? Non lo ha iniziato lui. E ringrazi

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“Rivera la smetta di parlare di Milan perché come dirigente ha fatto abbastanza danni.
I milanisti che lo hanno amato sul campo sono tantissimi. Ma il Rivera dirigente cosa ha fatto? Visto che lo ha portato 2 volte in B, si astenga dal parlare del Milan.
Il ciclo? Non lo ha iniziato lui. E ringrazi chi fa il Milan di oggi per aver regalato ai tifosi le magie di Kakà. Fosse per lui oggi Ricky giocherebbe con un’altra maglia”.
Con queste parole, alcune settimane fa, l’A.C. Milan, tramite il sito ufficiale, stroncava ufficialmente le dichiarazioni anti-berlusconiane dell’ex Golden Boy.
Stroncava. O quanto meno, pensava e sperava di stroncare.
Sì perché alla prima occasione, il più forte giocatore italiano di tutti i tempi, non si è fatto pregare per punzecchiare ancora una volta la società che lo ha reso grande e che ha reso grande.
“Il Milan si lamenta degli arbitraggi? E’ un bene che si lamentino!”, avrebbe dichiarato.

E aggiunge: “Il fatto che una grande si lamenti può voler dire che non ci sono più condizionamenti.”
Molti si troveranno d’accordo con queste affermazioni, ma l’impressione è che sia una dichiarazione volutamente provocatoria e mirata.
Non si risolve il problema degli arbitraggi condizionati, invertendo la rotta del condizionamento.
Semmai, eliminando qualsiasi condizionamento.
E questo Rivera, anti-berlusconiano e anti-Milan, lo sa perfettamente.
Quando giocava aveva un conto personale aperto con l’arbitro Lo Bello che lo prese di mira, pur di favorire a tutti i costi la Juventus.
Non a caso lo storico numero 10 rossonero, nella sua intervista ad un’emittente radiofonica avrebbe aggiunto: “se avessero mandato la Juve in B quell’anno avremmo fatto molto meglio al calcio italiano. Ma hanno preferito colpire me”.
Ma ormai è palese. Qualunque cosa, pur di sputare nel piatto in cui ha mangiato per un ventennio. L’amore per i colori rossoneri e la passione per la società che è stata a lungo la sua vita non sono sufficienti: l’avversione politica per Berlusconi e il risentimento verso la Dirigenza che lo fece fuori a suo tempo offuscano il giudizio di questo grande ex.
Ex, appunto.